La “Tempesta di San Martino” e il “Super-Ciclone” nel giro di 20 giorni: il clima italiano sta diventando davvero sempre più estremo?

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2xeu_jtChe qualcosa inizi a mutare nelle dinamiche atmosferiche lungo la fascia mediterranea ormai è sotto gli occhi di tutti. E’ vero che siamo appena entrati nell’inverno meteorologico da appena due giorni è che questo sia il periodo delle violente ondate di maltempo che flagellano l’intera penisola, con piogge torrenziali, venti di burrasca e severe mareggiate lungo i tratti costieri, già di per se vulnerati dal fenomeno dell’erosione. Ma il ripetersi di configurazione bariche “atipiche”, almeno con tale frequenza, un po’ lascia perplessi gli stessi climatologi che cominciano ad interrogarsi e ad aprire dibattiti costruttivi, con il solo scopo di capire cosa sta realmente accadendo dentro la complessa macchina climatica terrestre. I fatti però rimangono tali. Nel giro di due settimana l’Italia ha dovuto affrontare due distinte perturbazioni molto cattive, ribattezzate da media e giornalisti “Tempesta di San Martino” e “Super-Ciclone”, che hanno cagionato ingentissimi danni materiali e purtroppo anche parecchie vittime, per i recenti eventi alluvionali che hanno colpito la Sardegna, le Marche e la Puglia.

Il fronte temporalesco che ha causato la tragica alluvione sulla Sardegna nord-orientale
Il fronte temporalesco che ha causato la tragica alluvione sulla Sardegna nord-orientale

Queste perturbazioni, oltre ad aver scaricato carichi di pioggia di carattere alluvionale, hanno anche dispensato forti venti di burrasca e mareggiate significative, prevalentemente dal primo e dal secondo quadrante (forti burrasche da NE sull’alto Adriatico e Tirreno, da SE sullo Ionio), che hanno accelerato il fenomeno dell’erosione costiera su vasti tratti di litorale, fra Romagna e Marche, e lungo le coste ioniche di Calabria, Basilicata e Puglia, dove le mareggiate di scirocco hanno cancellato pezzi di spiaggia, rimuovendo dal fondale enormi quantità di detriti. Fra le varie ondate di maltempo appena enunciate non esiste un legame. Ma se vengono prese in esame singolarmente troviamo molte analogie, come quella di presentare un andamento “retrogrado” (cioè da est verso ovest, contrario alla direzione del flusso principale perturbato che scorre da ovest verso est) lungo il margine meridionale di un promontorio anticiclonico di blocco che tende a distendersi lungo i paralleli. Gran parte delle circolazioni depressionarie che hanno investito l’Italia negli ultimi mesi hanno presentato un movimento di tipo “retrogrado”, solitamente “atipico” per la fascia mediterranea (salvo che in presenza di estesi ponti anticiclonici sull’Europa centro-settentrionale, frequenti durante il periodo invernale, fra l’alta pressione delle Azzorre e il gelido anticiclone termico “russo-siberiano”).

maltempoQuesto tipo di configurazioni di blocco generalmente tendono a rendere piuttosto stazionarie le condizioni meteorologiche su una determinata regione, consentendo alle perturbazioni e alle depressioni extratropicali che provengono dal vicino Atlantico ad isolarsi dal flusso perturbato principale, scalzato a latitudini sempre più settentrionali dalla spinta anticiclonica, e ad intrappolare queste perturbazioni e queste aree depressionarie lungo i margini meridionali della struttura anticiclonica. In tal modo le depressioni e i sistemi frontali annessi, rimanendo incastrati alla base del promontorio di alta pressione, perdono l’alimentazione fredda che scivola dalle alte latitudini e cominciano a divenire semi-stazionari, anticipando cosi l’evoluzione in “CUT-OFF” (vortici ciclonici chiusi in quota colmo di aria molto fredda nella media troposfera). Ed è proprio in questa fase che solitamente si vengono a deporre le situazioni meteorologiche più problematiche per il nostro territorio.

1461351_774137845945061_732020893_nDifatti lo stazionamento “forzato” del vortice ciclonico, causato dalla presenza, a nord e ad est di un robusto promontorio anticiclonico di blocco, agevola l’avvento di fenomeni temporaleschi particolarmente potenti, dato che lungo il settore pre-frontale della stessa depressione extratropicale, che stagnando sul bacino centrale del Mediterraneo comincia a richiamare masse d’aria più calde dall’entroterra algerino, sub-tropicali continentali, che tendono ad umidificarsi successivamente durante il passaggio sopra il lo Ionio, il Canale di Sicilia, il Tirreno e l’Adriatico. Se alla presenza di un flusso d’aria caldo e molto umido si aggiunge lo sviluppo di insidiose linee di convergenza venti (solitamente fra venti di scirocco e libeccio) e il fattore orografico è chiaro che si verranno a mettere in gioco quelle dinamiche molto pericolose che portano allo scoppio dei tanti temuti “flash floods”, le alluvioni lampo responsabili delle tragedie che recentemente hanno duramente colpito la Sardegna, la Puglia e la Basilicata. Va anche detto che questo tipo di configurazioni bariche si erano già osservate più volte negli ultimi 6 mesi, durante le distruttive  alluvione che quest’anno hanno travolto i paesi dell’Europa centrale, la città di Calgary, in Canada, i territori dell’estremo oriente russo, nel mese di Agosto, e lo stato del Colorado, nel mese di Settembre.

PL0100_largeIn entrambi i casi si sono verificate delle importanti anomalie in sede troposferica, sul vicino Atlantico, che hanno visto il ramo principale del “getto polare” rallentare tutto di un colpo e cominciando ad ondularsi su se stesso, favorendo la formazione di grandi “onde di Rossby” che presentavano un evoluzione piuttosto lenta verso levante, divenendo a tratti anche stazionarie. Il significativo rallentamento del “getto polare” ha cosi contribuito a generare un pattern atmosferico abbastanza durevole che ha aumentato la probabilità di vedere eventi meteorologici estremi che derivano da condizioni meteorologiche piuttosto prolungate.

pescaraLa scorsa primavera un simile assetto del “getto polare” origino le inondazioni che sommersero gran parte dei paesi dell’Europa centrale, dal sud della Germania fino all’Austria e parte della Polonia meridionale. Proprio in quei giorni, fra la fine di Maggio e i primi giorni di Giugno, un immenso promontorio anticiclonico di blocco dall’Europa orientale si distese fino alla Scandinavia e alla Lapponia, convogliando un vasto flusso di aria calda sub-tropicale continentalizzata, che si diresse oltre il Circolo polare artico, facendo impennare i termometri oltre il muro dei +30°C sul territorio lappone. La stessa ondata di calore e il blocco anticiclonico, a loro volta, impedirono la naturale evoluzione verso est dei sistemi depressionari provenienti dall’Atlantico, arrestandoli e rendendoli semi-stazionari all’altezza dell’Europa centrale. Una volta bloccati queste circolazioni depressionarie hanno dispensato piogge molto abbondanti fra Austria, Svizzera e Germania, con le conseguenti disastrose inondazioni che hanno messo sott’acqua mezza Europa centrale.