Una volta finita l’estate ormai non se ne parla più, l’ITCZ cade di moda. Eppure le sue cicliche fluttuazioni a nord e a sud dell’equatore, correlate con i passaggi “zenitali” del sole e gli spostamenti delle aree di massimo soleggiamento, determinano notevoli ripercussioni su scala planetaria. In questo periodo dell’anno, con l’approssimarsi dell’estate australe, il “fronte di convergenza intertropicale” si muove in direzione delle altoterre dell’Africa meridionale, dove inizia la stagione delle piogge nell’area tropicale. Queste piogge sono molto importanti, poiché mettono fine alla stagione secca, che in genere si prolunga fino ai mesi di Settembre e Ottobre, favorendo il rifiorimento delle grandi savane che caratterizzano i grandi altipiani dell’Africa orientale. In genere, già tra la fine di Settembre e la meta di Ottobre, l’ITCZ sul fronte africano, seguendo i passaggi “zenitali” del sole, comincia rapidamente ad arretrare verso sud, raggiungendo dapprima la fascia equatoriale, a ridosso del bacino del Congo, Uganda, Ruanda e Kenya, dove l’attività convettiva lambisce il proprio picco annuale, per poi continuare ad avanzare sempre più verso meridionale, sfilando sull’emisfero australe alla volta dei paesi dell’Africa meridionale. La posizione più meridionale si tocca fra i mesi di Gennaio e Febbraio, allorquando il “fronte di convergenza intertropicale” si porta gradualmente verso i 15°- 20° di latitudine sud, dando inizio alla grande stagione delle piogge dell’Africa australe.
In questo periodo il sole raggiunge lo “Zenith” (raggi solari perfettamente perpendicolari sull’orizzonte nelle ore centrali del giorno) proprio a cavallo del tropico del Capricorno, accompagnando anche i massimi annui termici, con temperature costantemente superiori ai +30°C +32°C. Tale forte riscaldamento delle altoterre dell’Africa meridionale, nel corso dell’estate australe, agevola la formazione della profonda bassa pressione, di chiara natura termica, che si va a localizzare fra il Congo meridionale, lo Zambia, il nord del Mozambico, il Malawi (un po’ come avviene nel Sahel durante l’estate boreale), con valori barici che possono scendere pure sotto i 1004-1002 hpa. Questa depressione termica, ben strutturata negli strati più bassi, va a dominare lo scenario meteo/climatico di tutta l’Africa australe, accompagnando una sensibile intensificazione dell’attività convettiva su tutta l’area dei grandi altipiani africani, determinando la nascita di grosse “Cellule temporalesche”, se non veri e propri “Clusters”, che danno origine a precipitazioni molto intense. Ma il rinvigorimento dell’attività convettiva è legato alla formazione di un fronte che si rende quasi stazionario sull’Africa meridionale. Proprio in questo periodo dell’anno la cintura degli anticicloni sub-tropicali permanenti, tra Atlantico tropicale meridionale e oceano Indiano meridionale, tende a sfaldarsi, proprio per la genesi della depressione termica fra il Congo meridionale, lo Zambia, il nord del Mozambico, il Malawi, con un minimo barico che può scendere anche sotto i 1004-1002 hpa.
Lo sfaldamento della cintura anticiclonica sub-tropicale produce l’isolamento dei due grandi anticicloni permanenti. L’anticiclone dell’isola di Sant’Elena, noto come anticiclone sub-tropicale permanente dell’Atlantico meridionale, si posiziona con i propri massimi in pieno oceano, nell’area dove scorre la fredda “corrente marina del Benguela” (la causa dell’aridità della costa namibiana), rimanendo semi-stazionario in loco. L’anticiclone delle isole Mascarene, conosciuto come l’anticiclone sub-tropicale permanente dell’Indiano meridionale, tende a spostare il proprio baricentro verso sud, influenzando più da vicino il Sudafrica e l’estremo lembo meridionale del continente africano. La differente collocazione degli principali anticicloni permanenti oceanici fa in modo che nell’area dell’Africa meridionale centro-orientale, fra i 10° e i 15° sud di latitudine, si origini un fronte (in pratica è una linea di convergenza venti che rinvigorisce la convenzione e alimenta lo sviluppo di imponenti “Clusters temporaleschi”) dove vanno a confluire le umide correnti orientali, legate all’Aliseo di SE dell’oceano Indiano meridionale, con l’umido e caldo flusso del “Monsone di Guinea” (altro non è che l’Aliseo di SE sull’Atlantico meridionale che giunto in prossimità del golfo di Guinea e delle coste dell’Africa occidentale viene deviato verso destra, da S-SO o SO, a causa della presenza di una profonda depressione termica che domina sull‘Africa centrale). Ciò spiega perché, proprio negli ultimi giorni, si sta registrando un sensibile incremento dell’attività temporalesca, soprattutto nelle ore diurne, fra il bacino congolese, l’Angola, lo Zambia, il Malawi, lo Zimbabwe e persino il Botswana, dove quasi quotidianamente si vengono a sviluppare imponenti ammassi temporaleschi che danno la stura a piogge e rovesci, a carattere sparso. Delle “Celle temporalesche” si sono originate persino nell’ovest della Namibia, con piogge e dei rovesci localizzati nelle più interne dell’altopiano namibiano. L’attività convettiva sugli altopiani dell’Africa australe raggiungerà la massima intensità proprio nei prossimi mesi, fra Dicembre e Febbraio, quando si formerà il sopra citato fronte semi stazionario, fra l’umido flusso del “Monsone di Guinea” e l’Aliseo di SE, che esalterà la piovosità in tutta l’Africa australe.



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