L’oceano Indiano meridionale sta per sfornare due potenti cicloni tropicali, nascono “Amara” e “Bruce”

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Il ciclone tropicale "Amara" durante la fase della sua formazione in mezzo alle acque dell'oceano Indiano meridionale
Il ciclone tropicale “Amara” durante la fase della sua formazione in mezzo alle acque dell’oceano Indiano meridionale

Entra nel vivo la stagione dei cicloni tropicali sopra le calde acque superficiali dell’oceano Indiano meridionale. Come avevamo precedentemente riportato in un articolo pubblicato nei giorni scorsi, al momento troviamo in azione ben due cicloni tropicali, denominati rispettivamente “Amara” e “Bruce”. Entrambi, proprio in queste ore, scivolando sopra un vasto tratto di acque superficiali particolarmente calde e profonde, stanno subendo una notevole intensificazione, divenendo dei cicloni tropicali particolarmente energetici. “Amara” presenta una struttura vorticosa, tipica di un ciclone tropicale di 2^ sulla scala Saffir-Simpson, con una profonda attività convettiva presente attorno il nucleo centrale del sistema depressionario. Le imponenti bande nuvolose spiraliformi che si avvitano attorno l’occhio centrale, da poche ore sempre più pronunciato, stanno apportando precipitazioni di carattere torrenziale in pieno oceano, con una intensa attività temporalesca in continua rigenerazione sopra le calde acque oceaniche. Analizzando le immagini del vapore acqueo si nota come il ciclone tropicale, nel corso delle prossime 24-36 ore, continuerà a muoversi su un ambiente particolarmente umido e molto caldo nei bassi strati, che permetterà un ottima “autoalimentazione”, favorendo a sua volta una considerevole intensificazione del sistema, che già in nottata potrebbe raggiungere la 3^ categoria della Saffir-Simpson, con venti medi sostenuti che raggiungeranno la soglia dei 180-190 km/h nell’area attorno l’occhio centrale. Fortunatamente “Amara”, anche se diventerà un ciclone tropicale particolarmente intenso di 3^ categoria, non pare destare grandi preoccupazioni.

Bruce_Dec_19_2013_0330ZLa tempesta, che presenterà venti medi sostenuti davvero violenti, ad oltre i 180-190 km/h, rimarrà relegata in pieno oceano, a debita distanza dalle terre emerse o da arcipelaghi ad alto tasso abitativo. Entro le prossime 24-36 ore, dopo il passaggio sopra un tratto di acque superficiali molto calde e particolarmente profonde, il sistema potrebbe evolvere in un ciclone di 3^ categoria della Saffir-Simpson, dispensando venti medi sostenuti fino a 180-190 km/h e onde capaci di superare i 6-7 metri, ma con “Run-Up” fino a più di 8 metri, all’interno dell’area perturbata, che rimane parecchio ristretta attorno all’occhio centrale del ciclone. Solo fra le giornate di domenica e lunedì  “Amara” potrà avvicinarsi agli atolli a est del Madagascar, passando con il suo nucleo centrale nel tratto di oceano ad est dell’isola di Mauritius, dove inizierà la sua parabola discendente verso l’oceano Indiano meridionale che lo spingerà sopra acque superficiali sempre più fredde, pronte ad inibire l’attività convettiva, determinando un consistente indebolimento del ciclone tropicale a tempesta tropicale. L’isola di Mauritius verrà fortunatamente risparmiata dalla tempesta che si muoverà in pieno oceano, senza interessarla da vicino. “Amara” dovrebbe dissiparsi sopra le fredde acque superficiali dell’oceano Indiano meridionale prima della giornata di martedì 24, Vigilia di Natale, allorquando i resti della tropical storm verranno agganciati in quota dalle impetuose “Westerlies” delle latitudini temperate, attive sotto i 30° di latitudine sud. Ben più impressione fa il ciclone tropicale “Bruce”, in azione nel tratto più orientale dell’oceano Indiano meridionale. Nelle prossime ore, la tempesta comincerà a muoversi verso ovest-sud/ovest, passando sopra un vastissimo tratto di acque superficiali molto calde che forniranno al ciclone un enorme quantità di calore latente.

"Amara" e "Bruce" si muovono lungo l'oceano Indiano meridionale
“Amara” e “Bruce” si muovono lungo l’oceano Indiano meridionale

Questa ingente quantità di calore latente alimenterà la già intensa attività convettiva, presente attorno il nucleo centrale della tempesta, avviando al contempo il cosiddetto processo di “autoalimentazione” che viene a sua volta innescato dall’aumento della condensazione che instabilizza l’intera colonna d’aria presente dentro la circolazione ciclonica. L’incremento sensibile della condensazione libera del calore latente farà sprofondare ulteriormente la pressione centrale, all’interno della circolazione depressionaria tropicale, comportando una notevole intensificazione dei venti medi sostenuti attorno la potente circolazione ciclonica. L’energia liberata dalla condensazione del vapore nelle correnti ascendenti causa un ciclo di “autoalimentazione“ continuo che costruisce enormi bande nuvolose spiraliformi, pronte a dare la stura a piogge torrenziali. Muovendosi su un’area con debole “Wind Shear”, sopra acque superficiali particolarmente calde, “Bruce” ha tutte le potenzialità per evolvere in un insidioso ciclone tropicale di 4^ categoria sulla scala Saffir-Simpson, presentando al proprio interno venti medi sostenuti veramente violenti, capaci di oltrepassare la soglia dei 200 km/h. Ma per fortuna, pur rischiando di divenire un mostro di 4^ categoria, mantenendo questo tipo di traiettoria, continuerà a rimanere relegato in pieno oceano, lontano dalle terre emerse o da arcipelaghi abitati. Solo ad inizio della prossima settimana il ciclone tornerà a migrare verso latitudini più meridionali, cominciando a transitare sopra acque superficiali molto più fredde che inibiranno l’attività convettiva, indebolendo in modo abbastanza repentino l’intera struttura ciclonica, pronta ad essere declassata in una intensa tempesta tropicale.