I bambini sono piu’ invogliati a magiare correttamente se l’approccio con il cibo e’ legato a esperienze sociali e didattiche positive e gradevoli e a contesti educativi in cui il bambino si senta accolto e ascoltato. E’ quanto emerge dallo studio “Cibo, cultura e identita’ – possibili percorsi per la scuola primaria”, presentato questa mattina all’universita’ di Milano – Bicocca durante il convegno “Star bene a tavola: percorsi di educazione alimentare a scuola”, promosso dalla Regione Lombardia, dal dipartimento di Scienze umane per la formazione “Riccardo Massa” dell’Universita’ di Milano – Bicocca e dall’Ufficio Scolastico Regionale. Il progetto a favore dell’educazione alimentare e’ durato quattro anni. La prima fase ha coinvolto inizialmente quindici docenti appartenenti a nove scuole primarie diffuse sul territorio lombardo, e, a seguire, e’ stato allargato a sette province lombarde, per un totale di circa 150 insegnanti e venti altre figure professionali specifiche, come dietiste, dietologi, operatori di Asl e di orti botanici. Secondo i risultati, i metodi prescrittivi (come quando si dice al bambino “la frutta fa bene”), informativo – nutrizionistico, cioe’ la spiegazione della piramide alimentare, e soprattutto l’approccio terroristico (“se mangi questo alimento diventi obeso”) non sono utili. Il rischio infatti e’ che possano essere controproducenti, in quanto creano delle resistenze nei bambini, che sono abituati a un’altro regime alimentare. In questo modo, inoltre, la dieta sana viene presentata in maniera standardizzata, riduce la partecipazione dei genitori a causa di un approccio troppo medicalizzato e tende a raggiungere soprattutto i bambini provenienti da famiglie acculturate. I metodi piu’ utili sono quelli pedagogici e comunicativi, come la convivialita’ al momento del pasto e il coinvolgimento di adulti e bambini nella preparazione del cibo. “L’idea su cui si fonda il progetto – spiega Elisabetta Nigris, docente di didattica e pedagogia sociale, coordinatrice dello studio – e’ quella secondo cui la complessita’ del rapporto fra uomo e cibo non puo’ essere ridotta e ricondotta a meri contenuti disciplinari e non puo’ prescindere dal fatto che il rapporto col cibo richiama dinamiche relazionali profonde”.
Salute, educazione alimentare è migliore se basata sulla convivialità


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