Quando consoliamo qualcuno dopo un evento traumatico, lo facciamo per confortarlo e alleviare una sofferenza: ciò perché siamo empatici, riusciamo a percepire il dolore dell’altro e tentiamo di porvi rimedio. Da anni i primatologi cercano di capire se questo fenomeno sia tipicamente umano o presente anche in altre specie di scimmie. Il nuovo studio di Elisabetta Palagi e Ivan Norscia del Museo di Storia Naturale dell’Università di Pisa pubblicato sulla rivista internazionale “Plos One” indica chiaramente che il fenomeno della consolazione è tipica anche del bonobo, la scimmia antropomorfa considerata più vicina all’uomo sia dal punto di vista genetico che comportamentale. I bonobo vittima di un’aggressione da parte di un membro del gruppo possono ricevere un contatto amichevole da parte di un terzo soggetto non coinvolto nel conflitto, contatto spontaneo o richiesto. Lo studio ha dimostrato che entrambi i tipi di contatto proteggono la vittima, riducendo il rischio che venga aggredita di nuovo. Questo però non e’ sufficiente a stabilire che si tratti di vera e propria consolazione. Infatti, affinché un contatto affiliativo possa definirsi veramente “consolatorio” è necessario dimostrare che il gesto amichevole conforta la vittima, riducendone l’ansia. Lo studio ha dimostrato per la prima volta che nei bonobo, gli individui traggono un beneficio emotivo dal gesto amichevole solo quando questo è frutto di un’offerta spontanea. Ciò è reso evidente dalla riduzione, nella vittima, di quei comportamenti stereotipati che in etologia e psicologia permettono di verificare e quantificare con precisione lo stato d’ansia di un soggetto.
Scienza, anche le scimmie proteggono e consolano amici e parenti


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