L’inquinamento atmosferico superiore alla soglia dei 50 mg per metro cubo e’ direttamente correlato con un aumento degli episodi acuti a carico dell’apparato cardiovascolare, come scompensi acuti (+32%), fibrillazione atriale (+57%), aritmie ventricolari (+39%), sindromi coronariche acute (+14%). Lo ha rilevato un team di ricercatori dell’universita’ di Brescia, guidato dalla professoressa Savina Nodari, in uno studio condotto per un periodo di tre anni. I risultati della ricerca sono stati presentati, in anteprima, questa mattina nel corso della conferenza stampa di presentazione del 74esimo Congresso Nazionale della Societa’ italiana di cardiologia. “Lo studio – ha spiegato la professoressa Nodari – ha individuato una significativa associazione tra i livelli di Pm10 e i ricoveri per eventi cardiovascolari acuti. L’effetto – ha aggiunto – e’ stato lineare, con un aumento del 3% dei ricoveri per ogni aumento di 10 microgrammi di Pm10”. Malgrado politiche sociali ed ambientali locali per l’incremento della qualita’ dell’aria, ha constatato l’esperta, l’effetto negativo degli inquinanti aerei continua a rappresentare un importante problema di salute pubblica, e non solo in Italia. Per questo, ha concluso, sarebbe opportuna una nuova normativa europea, da recepire poi a livello nazionale, per un’effettiva riduzione dell’inquinamento.
Smog, cardiologi: +32% di scompensi acuti del cuore con Pm10 oltre i limiti


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