Torna nuovamente a tremare la terra fra Scilla e Cariddi, dopo vari mesi di silenzio sismico. Sullo Stretto di Messina, luogo caratterizzato fin dai tempi antichi da una intensa attività tettonica, non si verificava un evento tellurico di moderata energia dagli anni 80. In realtà, il 29 Agosto 2012, un altro terremoto di moderata energia aveva già scosso le coste reggine e messinesi, nel cuore della notte, con una magnitudo sui 4.6 Richter, di gran lunga superiore a quella della notte appena trascorsa. Ma quell’evento si localizzo nei pressi dell’abitato di Scilla, sul tetto delle principali faglie sismogenetiche che fanno la spola fra il basso Tirreno e le coste della Calabria occidentale. La scossa di terremoto, di magnitudo 4.0 Richter, che alle 05:20 di oggi ha investito l’area dello Stretto di Messina si è localizzato con epicentro, ad una profondità di circa 7.3 km, nello specchio di mare antistante la penisola di San Raineri e il porto di Messina.
La bassa profondità giustifica l’ampio risentimento fra Messina e Reggio, dove i terreni alluvionali (caratterizzati da sabbia, ghiaie e limi) hanno contribuito ad “amplificare” la potenza delle onde sismiche, creando un po’ di panico alla popolazione dello Stretto, che da secoli convive con questi fenomeni (non per caso in passato venivano definite le “terre ballerine”, proprio per l’alta frequenza di terremoti di questa intensità). Proprio in quell’area, davanti l’imponente Lanterna del Montorsoli, sotto i 20 metri di profondità, sorge una grande parete rocciosa che sprofonda rapidamente verso gli abissi della parte centrale dello Stretto di Messina. In quel punto è presente uno scalino, con un fondale ripidissimo che sprofonda verso quella che viene chiamata la “valle di Messina”. Si tratta di una profondissima gola, presente nei fondali dello Stretto, denominata appunto “valle di Messina”, ricoperta da enormi banchi di sabbia depositati sul fondo dalle fortissime correnti di marea che s’innescano fra le due imboccature dello Stretto.
Questa vallata sottomarina man mano che comincia ad immergere in direzione dello Ionio comincia a stringersi, divenendo molto profonda, scivolando sotto la batimetrica dei 500-600 metri. Da qui ha origine il ripido canyon sottomarino, ribattezzato “Canyon di Messina”. Esso si protende fino alla piana batiale dello Ionio, con una spettacolare incisione circondata da pareti quasi verticali nella parte più profonda. Tali pareti, prima di raggiungere il fondo del suddetto canyon, sono interrotte da vari scalini, ben modellati dalla recente attività tettonica che caratterizza l’area, con una serie di faglie normali che bordano l’intera costa messinese e quella reggina. La scossa di terremoto della notte scorsa si è difatti localizzata lungo una di queste faglie normali, che bordano le pareti sottomarine dello Stretto di Messina, le quali non per caso presentano un eccessiva acclività di fronte la parte meridionale della città di Messina. Inoltre, secondo il Catalogo della Sismicità Storica in Italia redatto dall’INGV (ricordiamo che si tratta del catalogo sulla sismicità storica più aggiornato della Terra per merito dell’enorme quantità di dati lasciati in eredità dalle grande civiltà che hanno abitato l’Italia), nello stesso punto dove si è localizzato l’epicentro del sisma della notte scorsa, in passato, si erano verificati due importanti eventi tellurici, di magnitudo decisamente più alta, rispettivamente nell’853 e nel 1499. Eventi sismici quasi “sconosciuti”, visto che si localizzarono proprio davanti la città di Messina, causando vari danneggiamenti per l’epoca in cui quest’ultima, grazie al suo porto naturale (considerato uno dei migliori e più sicuri dell’intero Mediterraneo), era il crocevia degli scambi commerciali fra l’oriente e l’occidente.
Entrambi si sarebbero localizzati davanti la costa di Messina, nel versante occidentale dello Stretto, in un punto notoriamente noto per eventi sismici di questa intensità, che presentano un ampio risentimento su tutta l’area calabro-peloritana. Sappiamo che lo stretto è una delle aree a maggiore sismicità d’Italia, ma non tanto per la ricorrenza dei terremoti distruttivi che per fortuna hanno dei tempi di ritorno piuttosto lunghi rispetto ad altre zone del Mediterraneo, quanto per la frequenza degli eventi di moderata intensità (magnitudo 3.5 – 4.5 Richter) e degli sciami sismici ad essi connessi a rendere lo stretto la zona più sismica del paese. Come detto gli eventi sismici distruttivi hanno periodi di ritorno molto lunghi, ma quelli di moderata-forte intensità hanno una probabilità di avvenimento molto più alta. Prendiamo l’esempio di Messina e di Reggio Calabria che sono le due città poste all’interno del sito dello stretto, esse durante la loro storia millenaria sono state danneggiate frequentemente, più o meno gravemente, da sismi di intensità moderata o forte, come nell’853-1169-1494-1599-1693-1783-1894-1909. In molti ora si domanderanno cosa bisognerà attendere nell’imminente futuro e se magari ci sarà il rischio di vedere nuove scosse di una certa intensità. In genere questi eventi, piuttosto caratteristici per lo Stretto di Messina, vengono seguiti da varie repliche, inferiori alla scossa principale, che tendono gradualmente ad allentarsi nei giorni successivi (molto delle quali risultano strumentali, non avvertite dalla popolazione), fino alla definitiva cessazione dell’attività sismica. In attesa della prossima sequenza sismica che fra qualche mese o anno tornerà nuovamente in azione lungo l’area dello Stretto di Messina. Insomma, tutto ristretto nella normalità degli eventi per una zona che da sempre ha presentato una vivace sismicità.
