USA, nuovo studio segnala bimbi nati da madri “vergini”

In questo periodo dell’anno i presepi rievocano in molte case il miracolo della nascita di Gesu’. Ma le segnalazioni di nascite da mamme che si dichiarano vergini sono anche un fenomeno moderno, almeno secondo uno studio pubblicato nell’edizione natalizia del ‘Bmj’. Un team di ricercatori statunitensi ha individuato una piccola serie di gravidanze simili, segnalate dalla meta’ degli anni 1990 tra un gruppo di giovani madri negli Stati Uniti. Finora, notano i ricercatori, l’incidenza di gravidanze da madri vergini ha ricevuto poca attenzione da parte della scienza. Gli studiosi dell’Universita’ del North Carolina a Chapel Hill hanno esaminato l’incidenza di questi eventi analizzato i dati di 7.870 giovani donne intervistate in modo confidenziale piu’ volte, nel corso di un periodo di 14 anni, tra l’adolescenza e l’eta’ adulta, all’interno dello US National Longitudinal Study of Adolescent Health. Ad ogni colloquio, le partecipanti hanno riferito esperienze sessuali, eventuale ricorso a tecniche di riproduzione assistita e storia della gravidanza. Questi dati sono stati poi utilizzati per classificare le donne, insieme a informazioni come eta’, caratteristiche della famiglia, religiosita’ e presenza di un voto di castita’, insieme alla conoscenza dei diversi metodi di controllo delle nascite. Ebbene, su 7.870 donne, lo 0,5% ha “coerentemente affermato il proprio status di vergine prima del parto, ottenuto senza aver fatto ricorso a tecniche di riproduzione assistita”. Queste donne piu’ spesso delle altre avevano fatto voto di castita’ (31%), avevano genitori con cui non parlavano di sesso e di contraccezione ed erano in media piu’ giovani al momento del parto. Insomma, i ricercatori non entrano nel merito della fondatezza o meno di queste affermazioni, ma segnalano che ancora oggi, in tempi moderni, “circa lo 0,5% delle donne coinvolte nello studio ha affermato il proprio status di vergine” al momento del parto, avvenuto senza l’aiuto della fecondazione assistita.