La fuoriuscita di circa 28.000 litri di una sostanza chimica da una cisterna, che ha inquinato negli Stati Uniti il fiume Elk in West Virginia, costringendo per cinque giorni 300.000 residenti a non usare l’acqua del rubinetto, è avvenuta in uno Stato con una lunga e tribolata storia di regolamentazione delle aziende chimiche e minerarie che rappresentano il cuore della sua economia.
“Dobbiamo osservare il nostro intero sistema e fare alcune serie riflessioni per riforme altrettanto serie, e dare valore alle nostre risorse naturali rispetto agli interessi industriali” ha dichiarato Angela Rosser, direttrice esecutiva della West Virginia Rivers Coalition, al New York Times. L’ambientalista ha detto che le autorità devono ancora spiegare perché a un deposito di sostanze chimiche sia stato permesso di essere così vicino al fiume e agli impianti di purificazione dell’acqua per uso
domestico. Rosser e altri attivisti hanno fatto notare che il sito dove è avvenuta la fuoriuscita non era sottoposto a controlli federali o statali dal 1991. Le leggi della West Virginia non prevedono, al contrario di quelle di altri Stati, le ispezioni per i siti dove sono immagazzinate le sostanze chimiche, ma solo per quelli che le producono. Per questo il governatore democratico della West Virginia, Earl Ray Tomblin, ha dichiarato di essere al lavoro con Randy Huffman, il segretario del dipartimento di Stato per la protezione ambientale, per trovare il modo di evitare che in futuro avvengano incidenti simili. Secondo il Charleston Gazette-Mail, una squadra di esperti dello United States Chemical Safety Board – un’agenzia federale che si occupa di indagare sugli incidenti chimici – aveva chiesto alla West Virginia, tre anni fa, di creare un nuovo programma per prevenire gli incidenti nella Kanawha Valley, meglio conosciuta come Chemical Valley. La richiesta pervenne alle autorità statali dopo le indagini sull’esplosione che uccise due lavoratori nella fabbrica della Bayer CropScience di Institute, nell’agosto 2008. Nessun programma fu istituito dalla West Virginia e ora un’altra squadra dello stesso comitato è attesa per indagare sull’incidente che sta lasciando senza acqua i residenti. Secondo i critici, la normativa e i controlli non sono efficaci per l’attività di lobbying dell’industria chimica e mineraria, da cui dipende gran parte dell’economia della West Virginia, che ha una storia di “resistenza ai controlli federali”. Nello Stato il lavoro dell’Epa, l’agenzia federale per la protezione ambientale, è considerato “un’interferenza” e si “mettono a rischio i lavoratori e la popolazione”, secondo Jennifer Sass, scienziata del Natural Resources Defense
Council e docente in salute ambientale alla George Washington University. Le operazioni per ripulire l’acqua del fiume Elk, intanto, vanno avanti, e i test dall’impianto di purificazione vicino al punto della fuoriuscita hanno mostrato solo piccole tracce – o nessuna – del “4-Methylcyclohexane Methanol”, finito nel fiume. Ieri il governatore democratico del West Virginia, Earl Ray Tomblin, ha deciso di revocare il divieto al consumo di acqua del rubinetto in alcune zone dello Stato, dopo le analisi delle acque. Ieri sono anche stati riaperti uffici governativi e negozi, mentre molte scuole sono ancora chiuse. Al momento, nessuna accusa formale è stata rivolta alla Freedom Industries, proprietaria del deposito da cui sono fuoriuscite le sostanze, ma un’indagine federale è in corso. Non si tratta del primo incidente nella Kanawha Valley. Oltre a quello riguardante la fabbrica della Bayer CropScience nel 2008, nello Stato ricordano l’esplosione nel 2009 in una miniera in cui morirono 28 persone. In entrambi i casi, sono venute alla luce le irregolarità delle aziende sulla sicurezza e i tentativi di nascondere le loro responsabilità. Un’indagine del New York Times, condotta nel 2009, portò alla scoperta che centinaia di attività lavorative nello Stato avevano violato le leggi sull’inquinamento, senza mai pagare le multe. Nelle interviste dell’epoca, gli attuali e gli ex dipendenti del dipartimento per la Protezione ambientale della West Virginia dichiararono che i loro sforzi erano indeboliti dalla disorganizzazione burocratica; era poi emersa la volontà di lasciare impuniti i responsabili, con la promessa di fare di tutto per evitare nuove irregolarità. Senza contare, poi, che molti funzionari hanno lasciato il loro lavoro per impieghi molto ben retribuiti nelle aziende che in precedenza dovevano controllare, ha concluso il New York Times.
Ambiente, acqua contaminata in West Virginia: tra lobby chimiche e rispetto della natura


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