Contratti di fiume e costituzione degli uffici geologici territoriali: sono due strumenti che, per il presidente dell’Ordine dei Geologi dell’Emilia-Romagna, Gabriele Cesari, “possono contribuire adeguatamente ad affrontare il problema del dissesto idrogeologico”. “I geologi – aggiunge – offrono ancora una volta il loro contributo: anzitutto nell’emergenza, a disposizione della macchina della Protezione civile, poi, e soprattutto, per stimolare una riflessione seria e approfondita sugli strumenti e le risorse necessarie per affrontare la sfida”. Per il consigliere nazionale dei geologi Paride Antolini “quello che sta accadendo nella bassa pianura emiliana a nord di Modena e Bologna deve farci riflettere profondamente sulla capacita’ di gestire il territorio da parte della societa’ moderna. Un sindaco che, giustamente, invita i suoi ad andarsene indica l’impotenza dei nostri sistemi contro gli eventi della natura che occorre avere il coraggio di definire normali e prevedibili. Perche’ 3-400 mm di pioggia che cadono su un bacino idrografico moltiplicati per l’estensione del suo bacino fanno milioni di metri cubi d’acqua che devono essere smaltiti dal corso d’acqua principale. Quando gli argini del fiume cedono questi volumi si riversano necessariamente sui terreni limitrofi che nel corso delle ere geologiche sono sempre stati di pertinenza del fiume stesso, per il suo ‘divagare’. Se la pianificazione pregressa non ha tenuto conto di questo, non c’e’ manutenzione degli alvei che tenga. Occorre pensare a nuove forme di riduzione del rischio, magari ricorrendo a tecnologia e innovazione, modellistica, monitoraggi e gestione informatica dei dati in tempo reale”.
Emergenza maltempo, appello dei geologi: “servono uffici territoriali e più tecnologia”


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