Il Ministero dell’Ambiente polacco ha confermato le voci su un ritiro dell’Eni dalla Polonia. L’Eni aveva investito sul paese, dopo che nel 2011 si era diffusa da parte dell’agenzia energetica statunitense la voce che oltre 5 miliardi di metri cubi di gas erano intrappolati in giacimenti sotterranei di scisti bituminosi. Ultimamente però, la Exxon Mobile, Marathon Oil e Talisman Energy, altre compagnie che stavano eseguendo prospezioni nell’area, hanno abbandonato le ricerche, di fronte alle sfavorevoli condizioni geologiche. Troppo difficile e costoso titar fuori gas dagli scisti bituminosi situati nel sottosuolo, con la tecnica del fracking (fratturazione idraulica). L’ultima compagnia ad abbandonare la Polonia è dunque l’Eni. A questo punto le prospettive per l’estrazione di gas con tecniche di fratturazione idraulica in Europa iniziano a vacillare. La Francia, che viene messa al secondo posto dopo la Polonia come quantità di gas sotterranei, ha messo una moratoria alla tecnica del fracking, così come la Germania, che ha permesso solo pochi pozzi esplorativi, nonostante la sua sete per nuove fonti di energia dopo la decisione di abbandonare il nucleare presa nel 2011. Troppo forti i dubbi su una tecnica, quella della fratturazione idraulica, molto invasiva e con effetti collaterali su cui ci sono ancora troppe incertezze, e che riveste forte impopolarità per effetti collaterali come microtremori, inquinamento del suolo e della falda.
Estrazione di gas da scisti bituminosi, anche l’Eni abbandona la Polonia


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