Mobilità a Roma, successo per la fantasiosa mappa di una nuova rete di metropolitane

Sta riscuotendo grande successo fra i romani la fantasiosa mappa di quella che potrebbe essere la rete di metropolitane della loro città. Tantissime linee che si intrecciano fra loro coprendo quasi ogni quartiere, con fermate che accontenterebbero anche i cittadini che abitano fuori dal Grande Raccordo Anulare (l’arteria autostradale che  circonda il nucleo urbano più densamente abitato). Purtroppo è solo un sogno, una trovata editoriale di una piccola casa editrice, Tic edizioni, in una città dove la mobilità difficile è uno dei problemi più gravi. Con solo due linee di metropolitana (la A e la B), sono ancora tantissime le zone di Roma non servite da mezzi rapidi, e i bus di superficie non sono mai diventati un modo rapido di muoversi a causa della carenza di corsie preferenziali, per la bassa frequenza delle corse e per il traffico automobilistico che ne riduce la rapidità.

La terza linea di metro, la linea C, avanza con lentezza esasperante (la tratta da Monte Compatri-Pantano a San Giovanni doveva aprire due anni fa ma ancora è chiusa), e il tratto progettato da San Giovanni a Clodio-Mazzini è stato a malapena iniziato, pochi mesi fa. Per non parlare della lievitazione dei costi rispetto al progetto iniziale, che per la linea B1 aperta nel 2012 ha avuto risvolti assai inquietanti.

Certamente la peculiarità di Roma, con i mille resti archeologici presenti nel sottosuolo, è fra le cause di questa carenza. Se è vero che si può non rovinare i beni archeologici scavando gallerie più in profondità, è anche vero che il maggior impatto è costituito dalle stazioni, in corrispondenza delle quali è necessario scavare fino in superficie per permettere la risalita dei viaggiatori. Sono infatti proprio le stazioni i punti in cui il progetto della linea C ha subito più modifiche (compresa quella di Piazza Venezia, in corrispondenza della quale sono stati trovati resti archeologici). È anche vero però che, come suggerito da alcuni, le stazioni potrebbero diventare enormi musei sotterranei, e in certi casi la miglior mobilità per una città di 3 milioni di abitanti potrebbe valere più di resti non particolarmente significativi (che andrebbero individuati dopo un attento esame). Specie se si considera che, per la costruzione di centri commerciali e opere di alto interesse strategico, si sono deturpati beni archeologici e ambientali in misura ben maggiore. Infine c’è chi suggerisce di superare il concetto di metropolitana sotterranea inserendo tram veloci di superficie, che potrebbero alleggerire di molto il traffico veicolare. Intanto però, ai romani non resta che contemplare la fantasiosa mappa e sognare di poter raggiungere ogni angolo della città in poco tempo.

La realtà è un’altra, fatta di traffico e smog: domani, altro blocco dei mezzi più inquinanti.