
“Il voto in Commissione ambiente è previsto il 30 gennaio e dovrei ottenere il mandato per negoziare con il Consiglio e la Commissione, per poi votare un accordo in prima lettura alla plenaria dell’Assemblea di Strasburgo in aprile”, cioè prima delle elezioni europee. Ad accelerare la tabella di marcia del provvedimento è l’eurodeputato Pavel Poc, socialista ceco, deciso ad accelerare i tempi.
Su un punto pare si sia già trovato un accordo fra Europarlamento e Consiglio Ue: il “no” ad una lista nera di specie dannose di rilevanza comunitaria limitata ad un numero fisso di 50, come inizialmente proposto dalla Commissione Ue. “Questo numero non ha basi scientifiche, non ha ragioni pratiche, la lista dovrà basarsi sulla valutazione del rischio”, ha detto Poc.
L’intensificarsi dei trasporti intercontinentali mediante navi, aerei e camion, ha permesso a molte specie un tempo isolate in certe aree geografiche del pianeta, di espandersi oltre i confini naturali (quali montagne, oceani, deserti). Alcune di queste specie, una volta arrivate nei nostri territori, non trovando predatori si sono espanse a dismisura causando la scomparsa di specie autoctone, o danneggiandole fortemente.
Un esempio famoso di specie alloctona (cioè non originaria di un territorio) che si è espansa negli ultimi decenni a causa dell’azione antropica è quello della zanzara tigre, arrivata in Europa dal sud est asiatico tramite l’importazione di pneumatici, nei quali le larve trovavano rifugio durante il trasporto. Questa specie si è rapidamente estesa costituendo un serio problema a causa della sua maggiore aggressività, e quasi soppiantando le zanzare “nostrane”.
Altri casi famosi in Italia sono quelli del punteruolo rosso, coleottero proveniente dall’Asia che ha decimato molti esemplari di palma in tutto il bacino del Mediterraneo, il cinipede del castagno, che ha fatto ammalare molte piante di castagno in Italia causando un serio danno al settore agricolo, le tartarughe d’acqua dolce, che venivano comprate nei nostri acquari e poi liberate nei fiumi e nei laghi da “padroni” irresponsabili e che si sono espanse negli ambienti acquatici entrando in competizione con le tartarughe autoctone. E ancora, il caso del pesce siluro, animale che può arrivare a due metri di lunghezza e introdotto nei fiumi italiani dall’Est Europa. Questo pesce, grazie alle sue dimensioni e all’assenza di predatori che ne riducano il numero, sta letteralmente soppiantando tutte le altre specie autoctone, creando danni incalcolabili alla fauna e conseguentemente a tutto l’ecosistema fluviale. Altro caso noto di specie invasiva è quello della nutria, chiamata anche “castorino”, importata per motivi commerciali nei decenni passati si è rapidamente diffusa senza trovare predatori nelle nostre città, lungo i fiumi, creando gravi danni agli argini dove scava gallerie (è di ieri la notizia che sarebbero proprio le nutrie ad aver compromesso gli argini del Secchia causando la fuoriuscita delle acque fluviali). Altro esempio infine è l’ailanto, una pianta proveniente dall’Asia e dall’Australia, che ha una capacità di crescita rapidissima e che sta parzialmente soppiantando le piante autoctone in tutta Italia, specialmente nella macchia mediterranea.