4 febbraio 2014, oggi la “Giornata Mondiale contro il Cancro”: il sorriso, la rinascita e le cicatrici di chi ha sofferto

MeteoWeb

GIORNATA MONDIALE CANCROOggi, 4 febbraio, si celebra come ogni anno, la Giornata Mondiale contro il Cancro, organizzata dall’Union for International Cancer Control (UICC) e appoggiata dalla Lilt (Linea Verde S.O.S 800998877). In quest’occasione, gli esperti della UICC, ribadendo il quinto punto della Dichiarazione Mondiale contro il Cancro, intendono  sfatare i falsi miti e i pregiudizi sulla malattia:  PRIMO MITO: “Non c’e’ bisogno di parlare del cancro”.  Niente di più falso, dal momento che parlare del cancro, seppur difficile, può portare a risultati migliori a livello individuale, collettivo e politico.

DAVID LAY 2Certo, la diagnosi di un tumore è un evento che cambia la vita, provocando paura, rabbia, tristezza, solitudine e ansia. Il dialogo coi parenti, con amici e colleghi, può, invece, contribuire ad alleviare questi sentimenti. Purtroppo il  tumore  è un argomento tabù in molti ambienti e le persone affette da questa malattia sono spesso oggetto di discriminazione. Per fortuna, grazie alle campagne di sensibilizzazione, è possibile sfidare apertamente i tabù e la vergogna che circondano alcuni tipi di cancro che colpiscono gli uomini (es. cancro alla prostata, testicolare e del colon-retto);  SECONDO MITO: “Non ci sono segni e sintomi del cancro”.  Anche se è vero che in alcuni tipi di tumore, i primi segni e sintomi vengono ignorati, per molti tipi di cancro (es. quello al seno, al collo dell’utero, della pelle, del cavo orale, del colon retto), i benefici della diagnosi precoce sono indiscutibili e comunque i ricercatori sono al lavoro per sviluppare test che offrano una diagnosi precoce anche per i tipi di tumore con tassi di sopravvivenza inferiori (es. cancro alle ovaie e al pancreas). TERZO MITO: “Non c’è nulla che io possa fare per il cancro”.  Niente di più errato. Si può fare tanto, invece, sia su piano individuale (eliminando il consumo di tabacco, riducendo notevolmente l’alcol, il sovrappeso e l’obesità); che sul piano collettivo-politico (adottando politiche e programmi globali che promuovano stili di vita sani, orientando verso una dieta equilibrata e verso una regolare attività fisica);  QUARTO MITO: “Non ho il diritto ad ottenere una cura contro il cancro“.  Tutti hanno diritto ad accedere a trattamenti e servizi di cura, non devono esistere disparità tra paesi sviluppati e non, dato che i tumori sono più curabili nei paesi sviluppati, mentre in altri si continua a morire per mancanza di accesso ai servizi. La disparità di risorse e culture e a livello di investimenti, si traduce in un basso indice di sopravvivenza in alcuni paesi a basso reddito.

DAVID LAY1Proprio in occasione della Giornata Mondiale contro il Cancro, l’Agenzia Internazionale per la Ricerca del Cancro (AIRC) dell’Onu, ha diffuso dati davvero preoccupanti. Dall’edizione 2014 del World Cancer Report è emerso che il cancro, come singolo fattore, rappresenta la principale causa di mortalità al mondo e la sua incidenza, negli ultimi 4 anni, è cresciuta dell’11%. Nei prossimi 20 anni si stima un aumento del 75% dei casi di cancro al mondo.  Sono 45 gli enti, tra aziende ospedaliere e associazioni, ad aver aderito a “La forza e il sorriso”, un’iniziativa patrocinata da Cosmetica Italia, associazione nazionale imprese cosmetiche. Lo scopo del programma è quello di realizzare laboratori di bellezza gratuiti, destinati ad offrire alle donne in cura, non più di 6 per volta, consigli utili e accorgimenti pratici per fronteggiare gli effetti secondati delle terapie e riconquistare il senso di benessere e autostima, senza rinunciare alla propria femminilità, in un’atmosfera informale e rilassata.

DAVID LAY 3Niente di più interessante, poi, dell’operato del fotografo David Jay, che ha dato vita al “The Scar Project”, una mostra, un libro e un documentario prodotto e diretto da Patricia Zagarella,  frutto di un lavoro di 6 anni, durante i quali ha scattato foto a più di 100 donne, dai 18 ai 35 anni, affette da cancro al seno, provenienti da tutto il mondo. “Scar” significa cicatrice, ma nel progetto è un acronimo che sta per “Surviving Cancer, Absolute Reality”. Il messaggio più profondo sotteso al progetto è un messaggio d’umanità: accettare ciò che la vita ci offre, tutta la bellezza e la sofferenza, con grazia, coraggio, empatia, comprensione. Come afferma lo stesso David Lay: “le immagini vogliono trascendere la malattia, illuminare le cicatrici che ci uniscono”. Parlare del cancro, quindi, è il primo passo per sfatare credenze, atteggiamenti e comportamenti negativi, che generano paure e impediscono alle persone di chiedere aiuto, tenendo presente che investire nella prevenzione e nella diagnosi precoce è molto meglio che affrontarne le conseguenze.