Un centro commerciale, un ristorante, una discarica di rifiuti tossici. Un mix a dir poco esplosivo e dannoso è sorto in Kosovo, in quelli che prima della guerra erano i 72 ettari della vecchia fabbrica che produceva pezzi per automobili Zastava e di armi. E’ solo uno dei tanti aspetti che fanno dell’ex regione serba a maggioranza albanese, autoproclamatasi Repubblica indipendente dal 2008, una vera polveriera: soltanto nella zona Ovest del Kosovo, amministrata dal contingente italiano della missione K-for, sono 5 i siti in queste condizioni, 17 in tutto il Paese .La vecchia fabbrica Zastava, nella parte ora ridotta a discarica, si presenta come una sterminata pianura di rottami e ricambi di automobili, con al centro un capannone sgangherato, al cui interno sono stati stipati, durante la guerra, materiali chimici stoccati. Del controllo del materiale tossico fino al 2010 si faceva carico, tra le altre cose, la missione K-For, che da quattro anni a questa parte, finito il processo di formazione della Kosovo Security Force, ha lasciato il processo di responsabilità al governo kosovaro. Il team Nbc (Nucleare-Batteriologico-Chimico) della K-For è stato ridotto a soli tre esperti, che compiono ispezioni periodiche ai siti come quello della Zastava, accompagnati da poliziotti della KP, esperti della Kosovo Security Force, rappresentanti dei ministeri dell’Interno e dell’Ambiente. I quali, nell’ultima ispezione del 18 febbraio, cui erano presenti anche giornalisti italiani, non si sono presentati. Eppure “questo è uno dei siti attualmente nelle condizioni peggiori” spiega Rui Esteves, militare portoghese attualmente a capo del team Nbc. Il livello di attenzione resta alto, perché “per i materiali stoccati qui è già iniziato il processo di decadimento, ma il capannone non è a norma, è diroccato ed è soggetto a sbalzi di temperature”.
Ambiente, il Kosovo come la Terra dei Fuochi: rifiuti tossici nei capannoni diroccati


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