Quasi 100 anni fa, un gruppo di uomini, durante una spedizione entrata nella storia, guidata dal celebre esploratore britannico Ernest Shackleton, rimasero imprigionati fra i ghiacci dell’Antartide per un lunghissimo periodo, a seguito della rottura della nave, schiacciata dalla forza dei ghiacci del pack, nel corso di una missione durata 3 anni, svoltasi tra il 1914 e il 1917, mentre in Europa si combatteva la prima delle Grandi Guerre del secolo.
Ernest fu un eroe, riuscendo a salvare tutti i suoi uomini dopo 6 mesi di permanenza tra i ghiacci, attraversando a piedi, in sole 36 ore, tutte le 30 miglia di larghezza della Georgia del Sud. Sir Ernest Shackleton faceva parte, insieme ad Amundsen e Scott, del gruppo di pionieri che nel primo ventennio del ‘900 partecipò alla corsa verso il Polo Sud e che ha fatto la storia dell’esplorazione antartica. Prima della spedizione dell’Endurance (1914-1917), egli aveva affrontato già due volte il continente: nel 1902 quando, colpito dallo scorbuto, venne rimpatriato da Scott e nel 1908, quando dovette arrendersi a sole 135 miglia dal Polo. Anche dopo la conquista del Polo di Amundsen, nel 1911, progettò un’impresa ancora più grande: traversare il continente da una costa all’altra. La spedizione dell’Endurance, partita da Plymouth nell’agosto 1914, allo scoppio della Grande Guerra, fallì quasi prima di iniziare, dato che la nave venne bloccata nel pack del mare di Weddell nel 1915, finendo stritolata dai ghiacci polari. A partire da quello sfortunato evento, Shackleton compì la più eroica e disperata avventura antartica, traendo in salvo i 27 uomini che erano con lui. Di recente, un gruppo di ricercatori neozelandesi dell’Antartic Heritage Trust ha rinvenuto, in un rifugio antartico, ultima base della spedizione del capitano Robert Falcon Scott a Cape Evans (Antartide), utilizzato negli anni 1914- 1917 dalla spedizione The Ross Sea Party, una componente del trans-Antartic Expedition di Ernest Shackleton, una scatola congelata, contenente 22 negativi non sviluppati letteramente ghiacciati.
I 22 negativi in nitrato di cellulosa conservati nel rifugio abbandonato da decenni, sono stati affidati ad un restauratore di Wellington e, dopo un trattamento di conservazione, hanno restituito altrettante immagini in bianco e nero che mostrano i membri della spedizione fra i ghiacci eterni dell’Antartide, come se il tempo si fosse fermato. A circa un secolo di distanza, essi raccontano lo straordinario mondo dei pionieri del Polo Sud, all’inizio del ‘900, la durezza delle condizioni di vita durante le spedizioni tra i ghiacci, i paesaggi mozzafiato e le infinite distese del pack; in alcune sono riconoscibili i partecipanti alla spedizione… negativi che si sono conservati quasi perfettamente per via delle bassissime temperature. Nigel Watson, direttore esecutivo di AHT, ha dichiaro che si tratta del primo esempio di sua conoscenza di negativi non sviluppati da un secolo, mettendone in risalto l’importanza per via della rarità delle immagini di quelle spedizioni.







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