La grave crisi economica in cui si trova la Grecia ha avuto forti ripercussioni anche sull’ambiente. A causa dell’aumento dei costi del combustibile, compreso il gas usato per i riscaldamenti, e per via della povertà dilagante, tanti greci hanno iniziato ad usare combustibili alternativi per tenersi al caldo durante i mesi invernali. Sono infatti più economici, spesso del tutto gratuiti se procurati individualmente.
Secondo uno studio di un’università della California (University of Southern California), l’utilizzo di legna e combustibili scadenti (anche rifiuti) come fonte di calore, ha peggiorato la qualità dell’aria nelle città greche facendo salire l’inquinamento del 30% rispetto agli anni pre-crisi.
In particolare ad aumentare è stato il PM10, il particolato sottile. È passato da una media di 26 ad una di 36 microgrammi. Un aumento che desta preoccupazione per gli effetti sulla salute delle persone. La combustione della legna, è risaputo, rilascia nell’aria una maggior quantità di particolato, a differenza del gas, molto più pulito. Ancora peggiore il caso della combustione di rifiuti, che rilasciano nell’aria anche sostanze fortemente tossiche, come sanno bene purtroppo gli abitanti della “terra dei fuochi“. Dunque la crisi ha prodotto anche quest’effetto: peggioramento della qualità dell’aria.
Tornando ai PM10, con questa sigla si indicano particelle estremamente piccole nelle dimensioni (diametro uguale o inferiore ai 10 micrometri – un milione di volte meno di 10 metri), la cui sorgente principale in città sono i tubi di scappamento delle automobili. Il PM10 si trova in sospensione nell’aria. L’inalazione di queste polveri sottili può provocare malattie respiratorie ed è per questo che l’Unione Europea ha fissato dei limiti di legge superati i quali bisogna provvedere a blocco del traffico o altre misure.


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