Le eco-cupole del grande architetto Khalili e l’ingegnosa tecnica del Super Adobe

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KHALILI2 - CopiaL’architetto Nader Khalili, scomparso nel 2008, nacque a Tehran nel 1936, interessandosi sin da giovane alla poesia medievale iraniana, rappresentata dal poeta e sufi Gialal al-Din Rumi, che ispirerà la sua opera e lo scopo più grande della sua vita: permettere ai poveri del pianeta di costruire la loro casa con la terra che hanno sotto i piedi. Quando negli anni ‘80 la NASA si trovò in grosse difficoltà legate al futuro dei finanziamenti dell’agenzia, tentando di rilanciare l’implementazione di infrastrutture di alloggio e permanenza sulla luna, attraverso un simposio pubblico rivolto a scienziati, inventori ed esperti del settore, tenutosi a Washington, presso la National Academy of Sciences, nell’ottobre 1984, Nader Khalili, nei panni di relatore, presentò una sua di costruzione in moduli abitativi per il suolo lunare, in mattoni di terra ceramizzati, ripetibile sulla terra in condizioni di isolamento o di emergenza. Gli anni ‘80 sono gli anni del Super Adobe di Khalili, una tecnica che in origine l’architetto aveva messo a punto alla NASA per costruire sulla Luna o su Marte, frutto di anni di riflessione, di sviluppo, di ricerca di risposte abitative semplici. Il progetto rimase teorico fino allo scoppio della Guerra del Golfo, quando migliaia di rifugiati migrarono in Iran e Khalili collaborò attivamente per fronteggiare l’emergenza abitativa dei rifugiati.

KHALILI - CopiaSuper Adobe, utilizzando materiali militari per scopi pacifici, integrando l’architettura tradizionale con i requisiti di sicurezza contemporanei, crea archi, cupole, volte e absidi resistenti, in grado di sopportare uragani, terremoti, diluvi; strutture che possono essere impiegate come abitazioni temporanee oppure, se stabilizzate e impermeabilizzate, diventare permanenti.  Per costruirle, viene scavato un buco nel terreno e il terreno estratto viene miscelato con una piccola quantità di cemento e acqua. La miscela viene versata in sacchi tubolari che sono posti l’uno sopra l’altro per formare delle pareti. Tra gli strati viene posto del filo spinato, allo scopo di tenere insieme i sacchi, rafforzandone la struttura. I sacchi sono disposti circolarmente e il diametro viene progressivamente diminuito man mano che vengono impilati, in modo da creare una cupola… una forma di costruzione utilizzata in gran parte del Medio Oriente e in diversi Paesi del Mediterraneo.

KHALILI 3 - CopiaLe cupole costruite con sacchetti di sabbia lunghi o corti, riempiti con terra locale, disposti in strati o lunghe bobine tenute assieme dal filo spinato e stabilizzate con cemento o calce, sollecitano l’immaginazione con le loro curve eleganti e la caratteristica forma ad alveare o conchiglia , rispecchiando perfettamente i requisiti del Cal- Earth (The California Institute of Earth Art and Architecture), che ha portato avanti il lavoro di Khalili, convinto che tutta la famiglia deve essere in grado di costruire la propria abitazione, dalla nonna al bambino; senza sollevare carichi pesanti, senza l’impiego di attrezzature costose, in modo flessibile e veloce, riempendo i sacchi con lattine di caffè, utensili da cucina o piccoli vasi. Per edificare le eco-cupole, costruite in Iran, Pakistan, California e forse un giorno anche sulla luna, Nader Khalili ha dovuto scontrarsi con la riluttanza di alcuni governi, convinto che quest’ultima fosse dovuta alla sua idea semplice dell’abitare, plasmando spettacolari casette che hanno lasciato per sempre il marchio indelebile della sua eccezionale creatività.