Mano bionica italiana: i primi successi nel 2009, oggi funziona bene e in futuro sarà ancora più “light”

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mano bionica italiana 01I primi successi della prima mano bionica italiana comandata dal cervello, e oggi sensibile agli oggetti, risale a qualche anno fa. Precisamente nel 2009, lo stesso anno in cui e’ stata presentata ufficialmente al mondo. La prima versione della mano, realizzata sempre dallo stesso team di ricercatori, non era capace di mandare i segnali al cervello, ma per la prima volta li poteva ricevere per essere comandata. Al primo progetto, chiamato LifeHand, avevano partecipato la Scuola Sant’Anna, il Campus Biomedico di Roma e molti altri importanti istituti di ricerca europei grazie ai circa 2 milioni di euro investiti dalla Commissione Europea, oltre che dall’Inail e dal ministero dell’Istruzione dell’Universita’. Quella fase, durata cinque anni, diede vita alla prima mano, impiantata su Pierpaolo Petruzziello, ventisettenne italobrasiliano, che aveva perso una parte del braccio sinistro in un incidente d’auto. La mano era dotata di quattro elettrodi, realizzati in Germania, impiantati nel radio e nell’ulna e in grado di decodificare i segnali del cervello traducendoli in azioni. Da quel risultato, che ha permesso di dar vita al progetto europeo “Lifehand 2”, e’ stata creata la mano con il senso del tatto. L’evoluzione e’ passata da materiali piu’ leggeri e sensori migliorati, in grado di funzionare “nei due sensi”, ma non e’ ancora finita. Gli scienziati sono al lavoro per ottenere mani ancora piu’ “light”, e quindi meglio sopportabili dai pazienti, e con movimenti ancora piu’ simili a quelli delle mani vere