“Abbassate il volume o rischiate di diventare sordi come me. Senza volerlo ho contribuito a inventare e definire un tipo di musica che puo’ danneggiare l’udito”. Parlava cosi’, nel 2006, il chitarrista degli Who Pete Townshend, lanciando alla ‘generazione iPod’ il suo appello-confessione. Non certo un caso isolato, il suo, se si pensa che secondo una recente ricerca audiologica condotta in Nuova Zelanda, piu’ della meta’ dei musicisti adulti lamenta un deficit uditivo. E cosi’, nella storia della musica passata e recente, sono molti i ‘vip del pentagramma’ a soffrire di udito debole: da Beethoven a Sting, da Phil Collins a Eric Clapton, ad artisti di casa nostra come il cantautore Gino Paoli. Il livello sonoro di un’orchestra sinfonica a pieno regime e’ intorno ai 110 decibel, ben superiore al rumore prodotto dal passaggio di una metropolitana (circa 90 decibel) o da un martello pneumatico (100 decibel a una distanza di 3 metri), spiegano gli esperti audiologi che, alla vigilia del 64esimo Festival di Sanremo, hanno realizzato per Amplifon un vademecum salva-udito. E cosi’ molti musicisti, indipendentemente dal genere suonato – non solo rock, ma anche pop, jazz e classica – sono esposti al rischio di perdite uditive in occasione dei concerti, durante le prove di gruppo e negli studi di registrazione, dove fanno uso di cuffie e altoparlanti per lungo tempo. Il paziente noto piu’ illustre resta forse Ludwig Van Beethoven. Nonostante i problemi di ipoacusia che lo afflissero gia’ prima dei 30 anni, continuo’ a comporre, condurre e suonare capolavori come la Nona Sinfonia anche dopo che fu diventato del tutto sordo. Uno studio pubblicato sul ‘Bmj’ nel 2011 svelo’ che i problemi di udito condizionarono il compositore tedesco anche nella scelta delle note. E ancora: Sting, ex leader dei Police e fra i piu’ famosi esponenti del pop britannico, nel 1995 confesso’ di avere problemi di udito. “Molte persone che fanno la mia professione sono un po’ sorde”, disse. Nel 2003 l”outing’ tocco’ a Phil Collins, ex batterista dei Genesis e vincitore di 7 Grammy Award e un Oscar: il musicista inglese decise di rinunciare ai concerti a causa di un grave disturbo uditivo, e racconto’ che per un’infezione virale “ho perso il 70% dell’udito all’orecchio sinistro. Continuo a incidere dischi, ma ho dovuto smettere di fare concerti”. Udito ‘tallone d’Achille’ anche per il chitarrista blues britannico Eric Clapton, 3 inserimenti nella Rock’n’Roll Hall of Fame. Cosi’ come per il batterista dei Metallica Lars Ulrich, che confesso’ di soffrire da parecchi anni di acufene, spiegando che il problema inizio’ nel 1988 e ando’ via via peggiorando dopo i grandi tour mondiali della band: “Ho suonato rock ad alto volume per 35 anni – disse – e in passato non usavo protezioni per le orecchie. Sento un ronzio costante nelle orecchie e non se ne va mai del tutto”. Ma anche alcuni cantanti italiani hanno rivelato di non sentirci benissimo, ricorda la nota. Ad esempio Gino Paoli, che dichiaro’ di essere “vittima di una vita trascorsa accanto agli amplificatori”. Mentre per Red Canzian, bassista dei Pooh, “tutti i musicisti figli del beat oggi hanno problemi di udito, perche’ negli anni ’60 e ’70 si tenevano gli amplificatori sulla scena e i cantanti erano investiti alle spalle da suoni violenti”.
Salute: da Beethoven a Sting, udito debole per 1 musicista su 2


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