Acqua, ogni italiano ne spreca in media oltre 6.000 litri al giorno!

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acqua potabileLo spreco idrico? E’ nascosto nel piatto. Attraverso gli alimenti, importati e non, l’impronta idrica in Italia si attesta sui 132 miliardi di mc di acqua l’anno, oltre 6mila litri pro capite al giorno. Lo rileva uno studio del Wwf lanciato in occasione della Giornata Mondiale dell’Acqua del 22 marzo che mostra quanta acqua e’ nascosta nel cibo prodotto in Italia o importato, in una fettina di carne, nella pasta o nella frutta esotica. Il risultato e’ che siamo il terzo Paese importatore al mondo di acqua ‘virtuale’ o nascosta nei cibi ‘stranieri’, con 62 miliardi di mc l’anno. Il rapporto ”L’impronta idrica dell’Italia” si inserisce all’interno del percorso del Wwf verso l’Expo 2015 che vedra’ l’associazione impegnata, in qualita’ di Civil Society Participant, in una serie di iniziative per portare il tema dell’alimentazione sostenibile all’attenzione di istituzioni, imprese e cittadini nell’ambito del programma ”One planet food”. A seconda di dove avvenga effettivamente l’utilizzo dell’acqua, il report distingue due componenti: l’impronta idrica della produzione (volume totale di acqua dolce utilizzato all’interno dell’Italia per i beni prodotti nel nostro territorio) e l’impronta idrica del consumo (volume totale di acqua dolce utilizzato per tutti i beni consumati dagli italiani, inclusa l’acqua impiegata in altri paesi per produrre le merci importate). L’impronta idrica della produzione in Italia ammonta a circa 70 miliardi di mc di acqua l’anno. L’agricoltura e’ il settore economico piu’ assetato d’Italia con l’85% dell’impronta idrica della produzione, comprendendo l’uso di acqua per la produzione di colture destinate all’alimentazione umana e al mangime per il bestiame (75%), e per pascolo e allevamento (10%). Il restante 15% dell’impronta idrica della produzione e’ suddiviso tra produzione industriale (8%) e uso domestico (7%). L’impronta idrica dei consumi in Italia e’ di circa 132 miliardi di mc di acqua l’anno (oltre 6mila litri pro capite al giorno) e comprende anche l’acqua nei beni importati. Da solo, il consumo di cibo (che include sia prodotti agricoli sia di origine animale) contribuisce all’89% dell’impronta idrica totale giornaliera degli italiani. Il consumo di acqua per usi domestici (per pulire, cucinare, bere, etc.) e’ solo il 4 % dell’acqua che consumiamo ogni giorno, mentre l’acqua ”incorporata” nei prodotti industriali rappresenta il 7% . I prodotti di origine animale (compresi latte, uova, carne e grassi animali) rappresentano quasi il 50% dell’impronta idrica totale dei consumi in Italia. Il consumo di carne, da solo, contribuisce a un terzo dell’impronta idrica totale. La seconda componente principale dell’impronta idrica e’ generata dal consumo di oli vegetali (11%), cereali (10%) e latte (10%). In Europa, l’Italia e’ tra i Paesi con la maggiore impronta idrica, essendo del 25% piu’ alta della media dell’Unione europea, che ammonta a 1.836 mc pro capite l’anno, ed essendo piu’ alta anche rispetto alla maggior parte dei Paesi vicini, come Francia e Germania. A livello globale, l’impronta idrica dell’Italia e’ il 66% piu’ alta della media mondiale, che ammonta a 1.385 mc pro capite l’anno. L’impronta idrica dei consumi nazionali puo’ essere ulteriormente distinta tra impronta idrica interna ed esterna. L’impronta idrica esterna e’ un indicatore di quanto l’Italia si affidi alle risorse idriche esterne per soddisfare la propria domanda di prodotti alimentari e industriali. Circa il 60% dell’acqua virtuale contenuta nei prodotti agricoli consumati in italia e’ importato. Dall’analisi emerge come l’Italia si basi in misura considerevole sulle risorse idriche esterne per soddisfare le esigenze della propria popolazione. L’Italia si classifica come il terzo importatore netto di acqua virtuale al mondo (circa 62 miliardi di mc l’anno), dopo Giappone e Messico e subito prima di Germania e Regno Unito. Questo quantitativo di acqua virtuale e’ equivalente a quasi una volta e mezzo il deflusso annuale del Po.