Arie van’t Riet: l’artista-radiologo olandese che fotografa la complessità nascosta del mondo naturale con i raggi X

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Di solito si vedono solo immagini a raggi X di persone, bagagli e valigie. Ma cosa succede se utilizziamo i raggi X con una connotazione artistica? In quest’intento è riuscito perfettamente il fisico medico con dottorato di ricerca in radiologia Arie van’t Riet che, specializzatosi soprattutto in raggi X a bassa energia, si è spinto ben oltre i comuni utilizzi, per guardare “con occhi più profondi” la complessità nascosta del mondo naturale. La flora e la fauna, visti a raggi X, acquistano un aspetto ultraterreno, mentre l’artista cerca di cogliere i sentimenti della scena, di incuriosire gli osservatori, facendo si che si pongano domande, catturando animali e piante da una prospettiva che mai riusciremmo a vedere ad occhio nudo, camminando in un parco o addentrandoci in un bosco.

Il radiologo olandese è passato dalle corsie ospedaliere alle gallerie d’arte, sino a cogliere le basi scheletriche degli animali, le delicate fibre dei fiori e delle piante, attraverso una telecamera a raggi X, tramutando, attraverso la sue esperienza, una farfalla, un fiore nelle vicinanze, un topo, un uccello ecc. in immagini sensazionali. Dopo aver radiografato i suoi soggetti, digitalizza le immagini, simili al negativo di una comunissima foto, invertendo il bianco e il nero e aggiungendo un tocco di colore di tanto in tanto alle sue composizioni, ricreate in studio, con effetti ottenuti con Photoshop. L’artista ha dato ai sui lavori il nome di Biorama, “visione degli esseri viventi” . La sua idea è nata causalmente, da una richiesta insolita di un suo collega, che gli ha chiesto di radiografare una tela (decisamente più sottile rispetto al corpo umano), fino a restare entrambi stupiti per l’effetto ottenuto. Ha esordito con i tulipani, per poi procedere con lucertole, tartarughe, gatti, scimmie. Come i bambini si interrogano sulla ragione per cui tutto è così com’è, anche gli adulti, spinti da un’insaziabile desiderio di conoscenza, continuano a porsi domande sulla natura delle cose, per poi rimanere stupiti dalla loro “profonda” semplicità.