L’evoluzione geologica appenninica ha fatto si che in Campania si concentrassero situazioni morfologiche e strutturali tali da rappresentare veri e propri monumenti della natura. Grandi pianure costiere caratterizzate da suoli fertili e facilmente lavorabili bagnate da corsi d’acqua perenni e con acque sotterranee abbondanti facilmente utilizzabili per l’irrigazione. Rocce calcaree molto permeabili affioranti lungo tutta l’area interna che costituiscono grandi serbatoi naturali che assorbono quasi tutta l’acqua piovana restituendola in grandi sorgenti perenni che alimentano gli acquedotti regionali e di parte della Puglia e le aree irrigue nelle pianure costiere. Litorali sabbiosi delimitano le pianure alluvionali mentre spiagge incastrate lungo le coste alte rappresentano altri monumenti di valore ambientale socio-economico di importanza strategica. In un ambiente simile l’uomo fin dall’antichità si è insediato arricchendo di monumenti archeologici il notevole patrimonio naturale. In un territorio simile, baciato dalla fortuna, l’uomo dovrebbe inserirsi facendo di tutto per non alterare i monumenti naturali che rappresentano una ricchezza autoctona di inestimabile ed insostituibile valore ambientale e socio-economico. Non dovrebbe inquinare il suolo, le acque e l’aria; dovrebbe tutelare e conservare le spiagge ecc. ecc. E’ molto semplice: più l’uomo rovina i monumenti naturali ereditati meno ricca sarà la terra in cui vive, meno sana sarà e la salute dei cittadini deperirà progressivamente ecc. ecc.. In questa terra di monumenti naturali sensibili e deperibili non dovrebbero essere sparsi inquinanti sul suolo, nel sottosuolo e nelle acque e nell’aria. I rifiuti prodotti dalle attività antropiche devono essere necessariamente sotto stretto controllo pubblico per fare in modo che si attui uno spinto riciclaggio e riuso in modo da smaltire solo una minima parte di materiali irrecuperabili. Non è ammissibile una emergenza rifiuti in una terra ricca di monumenti naturali come la Campania! Eppure, sappiamo che non è così! E’ una maledizione? E’ un mistero come mai in una terra di monumenti naturali si siano concentrati tanti cittadini che si fanno amministrare, da molti anni, da veri e propri killer ambientali. Si può malignare richiamandosi al detto “il Creatore fece la Campania troppo bella e per non destare l’invidia delle altre regioni mandò i cittadini campani”. Oppure la natura ha fornito la Campania di risorse e monumenti naturali “a punti”, come per la patente di guida. Se i cittadini e i loro amministratori faranno i bravi, si conserveranno tutte le risorse e i monumenti naturali. Se faranno i “cattivi” inquinando criminalmente il territorio perderanno progressivamente pezzi del patrimonio naturale ereditato. Pezzi di Pianura Campana con la terra dei fuochi, i fiumi come il Sarno, i Regi Lagni, le spiagge smantellate irreversibilmente dall’erosione marina e così via. L’aria pura inquinata da immissioni varie in aree urbane,in aree industriali, dai fuochi criminali e dall’inceneritore. Abbiamo perso circa la metà del patrimonio naturale originario! Stiamo già precipitando verso il degrado irreversibile, verso risorse irrecuperabili e…nessuno lo percepisce…nessuno se ne importa? Malattie mortali in agguato? Se non si controllano e si certificano…è come se non si fossero! Non solo la Campania ma tutta la nazione sta perdendo i punti in maniera irrefrenabile! La natura è stata prodiga; l’uomo è maligno! La testa della maggioranza degli italiani continuerà a dare fiducia a personaggi eredi dei distruttori del patrimonio naturale originario, non c’è da illudersi! I punti rimasti si ridurranno ulteriormente e…
Ritengo interessante delineare l’attuale ciclo delle acque regionali in modo da avere uno scenario ambientale ampio e completo che consenta di comprendere dove si rinviene e come viene usata la risorsa naturale fino alla sua trasformazione in liquido inquinato che attualmente rende senza vita decine di chilometri di corsi d’acqua e non balneabili decine di chilometri di costa prevalentemente nelle province di Caserta e Napoli. La Campania gode ancora di abbondanti precipitazioni piovose che, oltre a provocare vari tipi di dissesti idrogeologici, riescono a rifornire i serbatoi geologici (rilievi montuosi calcarei tipo il M. Matese, i M. Picentini e i M. Alburni che complessivamente riforniscono sorgenti per oltre 40 metri cubi al secondo; pianure costiere come quelle del Volturno, del Sarno del Sele che complessivamente consentono il prelievo dalle falde sotterranee per circa 400 milioni di metri cubi l’anno) che alimentano tutti gli usi idrici (potabile, irriguo, industriale). Grandi volumi di acqua potabile (oltre 50 milioni di mc) sono prelevati dalle falde del sottosuolo in circa due mesi durante la lavorazione del pomodoro nel comprensorio industriale dell’Agro Nocerino Sarnese; tale volume di acqua viene reimmesso nel fiume Sarno senza adeguata depurazione e contribuisce al forte inquinamento del litorale stabiese e di parte della penisola sorrentina. Nel sottosuolo della Pianura Campana, compresa tra il Vesuvio e il M. Massico, si trovano falde idriche di importanza strategica per l’intera regione che consentono il prelievo di circa 400 milioni di metri cubi l’anno (equivalenti a 4 volte il volume invasato nel bacino di Conza). Nel sottosuolo vengono immessi volumi enormi di acque inquinate (dai 15 ai 20 milioni di mc l’anno). Va precisato che tutto il rifornimento idrico (per uso potabile, irriguo e industriale) si basa sul prelievo di acque potabili erogate dalle grandi sorgenti o pompate con pozzi dalle falde sotterranee. I bacini artificiali in esercizio, sorti come invasi per fornire acqua all’irrigazione, che servono il territorio campano sono pochissimi e presenti solo nel Cilento dove l’acqua del lago principale sull’Alento, originariamente prevista per l’rrigazione, sembra sia stata trasferita all’uso potabile, con non pochi problemi. Gli altri bacini artificiali presenti nel territorio campano (Conza della Campania e Monteverde) alimentano la Puglia; l’invaso di Campolattaro non è ancora completato. Anche le acque prelevate durante la stagione irrigua alle traverse sui fiumi Volturno, Tusciano e Sele sono acque erogate dalle sorgenti a monte. Dal momento che durante il periodo caldo non piove, prima dell’intubamento delle acque sorgive, l’acqua delle sorgenti garantiva l’unico deflusso fluviale. Ogni intervento di captazione di acqua di sorgente ha determinato squilibri nel corso dei fiumi e nell’uso irriguo delle acque. Si aggiunga che vengono sprecate direttamente in mare grandi sorgenti di acqua dolce lungo le coste della Penisola sorrentino-amalfitana e del Golfo di Policastro. Gli impianti di depurazione esistenti, come è stato confermato nei giorni scorsi, non garantiscono acqua accettabile lungo i corsi dei fiumi e lungo le coste marine (vedi litorale Domitio, dei Campi Flegrei, del Sele ecc.). In sintesi, le risorse idriche naturali rinnovabili usate per vari scopi, sono le seguenti: – Prelievi idrici incontrollati dalle falde delle pianure costiere: circa 400 milioni di mc/anno; – Prelievi dalle sorgenti: circa 40 metri cubi al secondo; – Prelievi irrigui dalle traverse fluviali: circa 25 mc/sec. L’acqua delle falde sotterranee minacciata dall’inquinamento è valutabile intorno ai 630 milioni di mc/anno. Gli scarichi di acque variamente inquinate nei fiumi e lungo le coste sono le seguenti: – tra il Garigliano, Savone, Regia Agnena, Volturno, Regi Lagni, Sarno, Picentino, Tusciano, Sele, Alento e Mingardo: circa 750 milioni di mc/anno. – direttamente nelle falde delle pianure costiere: intorno a 20 milioni di mc.
La delicatezza e gravità della situazione ambientale regionale, all’inizio del terzo millennio, è tale che richiede una eccezionale capacità di governo per mettere a punto nuove regole, che consentano di affrontare e risolvere i problemi che si sono accentuati per carenza di adeguati interventi, tese a garantire la sicurezza ambientale e la tutela delle eccezionali risorse naturali che consentono tuttora il mantenimento di un delicato assetto socio-economico e urbanistico. Altrimenti…addio punti ambientali!


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