La lotta contro la fame torna indietro di decenni a causa dei cambiamenti climatici e l’attuale sistema alimentare e’ del tutto inadeguato ad affrontare la sfida. E’ l’allarme lanciato oggi da Oxfam mentre i governi di tutto il mondo sono riuniti in Giappone per discutere il nuovo rapporto dell’Ipcc (Gruppo intergovernativo di esperti sui cambiamenti climatici), da cui emerge che il riscaldamento globale avra’ un impatto sulla disponibilita’ di cibo ben piu’ grave del previsto. Il nuovo studio di ricerca di Oxfam, “Un clima che affama: come impedire che i cambiamenti climatici facciano deragliare la lotta alla fame”, da’ i voti ai governi per la loro azione su 10 dimensioni chiave nella lotta alla fame e al cambiamento climatico. Oxfam rileva come, nell’ambito di ciascuna delle aree prese in esame, tutti i paesi sono impreparati ad affrontare l’impatto dei cambiamenti climatici e che esiste un grande divario tra cio’
che i governi stanno facendo e cio’ che dovrebbero fare per rendere sicuro il nostro sistema alimentare. Ed ecco cosa emerge. I paesi ricchi si erano impegnati ad aiutare quelli poveri a finanziare progetti di adattamento ai cambiamenti climatici, ma fino ad oggi solo il 2% della cifra necessaria e’ stato messo a disposizione. Solo l’1% – e anche meno – degli agricoltori dei paesi poveri (come per esempio in Malawi), ha assicurato i propri raccolti: sara’ difficile per loro sopravvivere in caso di perdita del raccolto a causa degli shock climatici. Negli Stati Uniti il 91% degli agricoltori ha un’assicurazione di questo tipo. In California viene irrigato l’80% della terra coltivabile; in Niger, Burkina Faso e Ciad, colpiti duramente da siccita’ cicliche, l’irrigazione riguarda meno dell’1% della terra coltivabile. La diversita’ dei semi e’ diminuita del 75% negli ultimi 100 anni, riducendo la varieta’ delle colture piu’ resistenti ai cambiamenti climatici; i paesi poveri spendono 1/6 di quanto spendono quelli ricchi in ricerca e sviluppo in materie agricole. In caso di mancanza di cibo o aumento di prezzi alimentari, solo il 20% della popolazione mondiale ha accesso a programmi di welfare adeguati, come mense scolastiche gratuite e assegni familiari. Le informazioni dalle stazioni meteo aiutano gli agricoltori a salvare il proprio raccolto, in California esiste una stazione ogni 2.000 chilometri quadrati, in Ciad una ogni 80.000. Nei paesi in via di sviluppo, le donne rappresentano il 43% della forza lavoro in agricoltura, ma solo in rari casi sono proprietarie della terra e non hanno quindi la
possibilita’ di adottare metodi di coltivazione piu’ adatti a contrastare i cambiamenti climatici. Le riserve di grano mondiali sono ai minimi storici: se i fenomeni meteorologici estremi e imprevedibili distruggeranno i raccolti in paesi produttori chiave, i prezzi del cibo potrebbero aumentare vertiginosamente, causando gravi crisi alimentari. E ancora, solo 4 dei 20 paesi africani presi in esame da Oxfam hanno dichiarato di voler impegnare il 10% del loro budget nazionale in agricoltura. I cambiamenti climatici determineranno crisi alimentari sempre piu’ gravi, ma gli aiuti umanitari gia’ non riescono a tenere il passo con la domanda. La differenza tra l’aiuto necessario e l’aiuto a disposizione e’ triplicato dal 2001. Solo alcuni paesi come il Ghana, il Vietnam e il Malawi sono in controtendenza in settori come la previdenza sociale, l’irrigazione e gli investimenti agricoli, e cio’ li antepone in classifica ad altri come Nigeria, Laos e Niger in tema di sicurezza alimentare, nonostante i livelli di reddito e rischio climatico siano simili. “I cambiamenti climatici sono la piu’ seria minaccia alla nostra sfida di vincere la lotta contro la fame – dichiara Elisa Bacciotti, Direttrice Campagne di Oxfam Italia – Se i governi agissero sui cambiamenti climatici, si potrebbe sradicare la fame nel prossimo decennio e garantire cibo ai nostri figli e nipoti per la seconda meta’ del secolo. Per finanziare l’adattamento climatico, per esempio, non servono grandissime risorse, ai paesi piu’ poveri servono circa 100 miliardi di dollari all’anno – che e’ appena il 5% del patrimonio delle 100 persone piu’ ricche del mondo”. Quest’anno, la siccita’ ha distrutto i raccolti nel Sud-Est del Brasile, compreso quello del caffe’, e in California dove si coltivano i vegetali e si allevano gli animali che sfamano il paese. Senza un’azione urgente per ridurre le emissioni di gas serra, le conseguenze saranno devastanti: si stima, per esempio che potrebbero esserci 25 milioni di bambini in piu’ malnutriti sotto i cinque anni nel 2050, che e’ l’equivalente di tutti i bambini sotto i cinque anni di Stati Uniti e Canada. Il quinto Rapporto di valutazione su impatti climatici, vulnerabilita’ e adattamento dell’Ipcc, che sara’ pubblicato il 31 marzo, mettera’ in evidenza che entro la fine del secolo i cambiamenti climatici causeranno cali della produttivita’ media globale dei raccolti agricoli del 2% a fronte di una domanda di cibo che invece crescera’ del 14% ogni decennio. Si registreranno un aumento e una maggiore volatilita’ dei prezzi alimentari: Oxfam stima che il prezzo mondiale dei cereali potrebbe raddoppiare entro il 2030, e la causa sarebbe per meta’ da addebitare ai cambiamenti climatici. Mentre l’aumento di temperatura di 1,5 gradi avra’ gravi ripercussioni sul nostro sistema alimentare, l’Ipcc avverte che superata la soglia dei 3-4 gradi, avremo crisi alimentari globali totalmente fuori controllo. Allo stato attuale, siamo sulla buona strada per raggiungere questa soglia nella seconda meta’ di questo secolo. Oxfam con la campagna “Coltiva – il cibo, la vita, il pianeta” chiede ai governi e alle imprese di agire subito per fermare i cambiamenti climatici, sostenendo l’adattamento climatico delle comunita’ piu’ povere, riducendo le emissioni di gas serra e garantendo accordi internazionali che aiutino a scongiurare il pericolo fame in tutto il mondo.
Clima: aumenta il rischio fame nel mondo a causa dei cambiamenti climatici


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