Clima: grazie al “global warming” aumenta la produzione di olio italiano

OLIO OLIVA CIOTOLA - CopiaIl riscaldamento globale potrebbe rivelarsi ‘amico’ dell’olio italiano: se la temperatura nel bacino del Mediterraneo dovesse aumentare di 1,8 gradi, come previsto nei prossimi 50 anni, la produzione di olive potrebbe crescere del 10%, cosi’ come i profitti. Le coltivazioni che ne trarrebbero maggiore beneficio sarebbero quelle del Nord, delle zone interne e quelle poste ad altitudini maggiori. Tutt’altra storia, invece, per le coltivazioni toscane e per le piccole aziende tradizionali del Centro-Sud, che in realta’ potrebbero soffrire un calo dei profitti per colpa della mosca olearia. E’ quanto dimostra una simulazione pubblicata sulla rivista dell’Accademia americana delle scienze (Pnas) dai ricercatori dell’Enea coordinati da Luigi Ponti dell’Unita’ tecnica per lo sviluppo sostenibile e l’innovazione del sistema agro-industriale (UT-AGRI). Lo studio ha valutato l’impatto del riscaldamento globale sul bacino del Mediterraneo tenendo conto di un incremento di poco inferiore a quello di due gradi previsto dai modelli climatici tra il 2030 e il 2060. Per questo e’ stato usato un modello capace di valutare il modo con cui il clima condiziona l’interazione tra diverse specie (in questo caso l’olivo e la mosca olearia che punge le olive per depositarci le uova danneggiando la qualita’ dell’olio). Con questa valutazione bio-economica ”abbiamo visto che un incremento della temperatura aumenterebbe in Italia la produzione delle olive e i profitti derivanti del 10%, anche se crescerebbe di quasi il 6% l’infestazione da mosca olearia”, spiega Luigi Ponti. La situazione pero’ non sarebbe omogenea lungo tutta la penisola. Le coltivazioni nel Nord, nelle zone interne e alle altitudini maggiori sarebbero quelle a trarre i maggiori benefici dalla continuita’ di stagioni favorevoli determinata dal cambiamento climatico. Altre zone d’Italia invece sarebbero piu’ penalizzate. Olivi e mosche olearie, infatti, reagiscono alle temperature in modo diverso: anche se il caldo aumenta la produzione delle olive, i profitti possono calare perche’ peggiora la qualita’ dell’olio e aumentano i costi per gli insetticidi. ”Secondo la nostra simulazione, ne soffrirebbero in particolare le coltivazioni toscane e le piccole aziende tradizionali del Centro-Sud”, sottolinea Ponti, ricordando come le realta’ piu’ piccole siano a rischio abbandono.