Nell’ambito del convegno di ieri a Reggio Calabria, “Frane & Alluvioni – Come salvaguardare il paesaggio della provincia di Reggio Calabria dai rischi provocati dai fenomeni meteo estremi”, è stato presentato in anteprima assoluta il nuovo volume del team di studio e ricerca coordinato dall’architetto Giuseppe Aveni, composto da Franco Ortolani, Angelo Spizuoco, Silvana Pagliuca, Valerio Buonomo, Anna Spizuoco e Peppe Caridi, con il supporto del collegio dei geometri e dei geometri laureati della Provincia di Messina, dell’azienda Foreste Demaniali di Messina, della Regione Sicilia, di MeteoWeb e di altri enti. Il volume, “Il sistema ambientale italiano nel contesto del bacino Mediterraneo“, contiene monitoraggio, analisi, studi, idee e proposte innovative mirate alla salvaguardia dei territori a rischio idrogeologico, antropico e ambientale ed ha come slogan “Biodiversità, una ragione per vivere“.
L’architetto Aveni ha illustrato l’essenza del volume:
“L’idea della stesura di questo nuovo libro nasce dall’esigenza di trovare soluzione a quelli che sono i fenomeni estremi che hanno interessato ed interessano il nostro territorio italiano ed in particolare ci si sofferma ad analizzare la situazione della Sicilia che posta al centro del Mediterraneo per sua collocazione geografica, ben si presta ad essere modello di quello che può essere realizzato sull’intero territorio nazionale.
Il libro, attraverso gli studi effettuati dagli esperti di ciascun settore, affronta tutte quelle che sono le tematiche e problematiche connesse all’ambiente, al territorio e alla sua salvaguardia, proponendo attraverso puntuali analisi e monitoraggi, idee e proposte mirate alla prevenzione dei rischi che consentirebbero di evitare il perpetuarsi della tragica perdita di vite umane che ancora oggi affliggono la cronaca quotidiana.
Partendo dall’analisi del territorio e dei cambiamenti climatici a cui è sottoposto, eseguendo opportuni monitoraggi, prima e dopo gli eventi calamitosi, ed in considerazione di quelli che sono stati gli eventi metereologici estremi, si cerca di intuirne le cause e concause che hanno innescato tali fenomeni e nell’ambito dell’ampio dibattito scientifico, vedere ove possibile, tutte le soluzioni per diminuirne almeno in parte i rischi.
Non è facile dopo la devastazioni di parte dei nostri territori mortificati e saccheggiati porre rimedio con opere tampone al danno ambientale prodotto, ma certamente una presa di coscienza da parte di amministratori locali servirà a non incappare ancora nei tanti sbagli che sono sotto gli occhi di tutti i cittadini onesti a cui non sfugge più nulla.
Il ripetersi di eventi calamitosi in tutto il territorio nazionale ha messo in evidenza quanto superficiale ad oggi sia stata l’attenzione degli amministratori e dei politici verso l’ambiente, poiché sottovalutando le problematiche relative al rischio idrogeologico e alla tutela del territorio, trascurando la possibilità di intervenire per rafforzare e sanare la fragilità delle aree riconosciute a rischio tramite programmi di prevenzione, si sono limitati ad effettuare interventi per ripristinare i danni che inevitabilmente si vanno verificando senza mettere in sicurezza il grande patrimonio che è costituito dalle bellezze naturali del nostro territorio.
Non ci sono solo i morti sulla coscienza di chi non ha potuto o voluto fare prevenzione. Sui disastri idrogeologici del patrimonio isolano pendono circa 2 miliardi di euro nell’ultimo biennio in termini di danni ai manufatti, operazioni di evacuazione, sgomberi e altro. Un danno incalcolabile per la collettività, malamente compensato da interventi tampone che costano tantissimo e non risolvono assolutamente nulla. Secondo gli addetti ai lavori per mettere in sicurezza tutta la Sicilia sarebbe necessario un investimento pari a 1 miliardo e 600 milioni. Un bel malloppo in grado di far risparmiare allo Stato cifre incalcolabili che, a singhiozzo, è costretto comunque a spendere.
Ci voglio interventi strutturali, e un adeguato piano di protezione civile per tutelare e mettere in salvo “i cittadini”.
Con questa pubblicazione, attraverso una attenta analisi degli aspetti territoriali e ambientali ponendo particolare attenzione verso i rischi antropici senza dimenticare la salvaguardia dell’habitat naturale protetto che con il suo ecosistema necessità di una attenzione particolare anche verso la flora e la fauna, termometro naturale, che interessa l’area dello stretto di Messina censita come zona SIC e ZPS, laboratorio naturale di ricerca per la salvaguardia dell’ecosistema e della sua biodiversità, si intende dare un contributo attraverso proposte innovative per la salvaguardia del territorio.
Varie le tipologie di intervento suggerite per porre rimedio ai molteplici problemi che scaturiscono ad esempio dalla progressiva erosione che interessa la maggior parte delle coste della nostra isola, da Taormina alle bellissime isole Eolie, che può avvenire solo attraverso una serio restauro geoambientale. Si tratta di interventi di ricostruzione delle spiagge mediante trasporto e accumulo di sedimenti della stessa natura e colore di quelli esistenti. Il ripascimento con sedimenti tipo ghiaia con ciottoli arrotondati di dimensioni variabili da mezzo centimetro ad alcuni centimetri rappresenterebbe una garanzia per il restauro geoambientale delle spiagge e sarebbe anche duraturo in quanto la ghiaia adeguatamente sistemata non viene, come accade per la sabbia, asportate dalle mareggiate.
Grande attenzione è dedicata ai mutamenti climatici che si stanno verificando in tutto il pianeta, i cui effetti e ricadute sulla Sicilia, a causa della sua posizione geografica essendo collocata al centro del Mediterraneo, sono evidenti, così come su tutto il nostro territorio nazionale. Occorre adattarsi alle ondate di maltempo e trovare rimedi per prevenire i danni provocati da queste precipitazioni. Una delle ultime ricerche in campo riguarda l’utilizzo di radar meteo e pluviometri per prevenire i dissesti idrogeologici. Si è visto, infatti, che attualmente il territorio non ha alcun tipo di difesa relativamente agli eventi piovosi tipo nubifragio, i quali in poche ore rilasciano quantità di pioggia eccezionali che variano da circa 100 millimetri in un’ora come ad Atrani, a circa 400 mm in 4-5 ore come accaduto a Genova e nelle Cinque Terre-Lunigiana ed in ultimo in Sadegna.
Lo studio e i risultati acquisiti attraverso le ricerche svolte nelle aree devastate dai disastri idrogeologici negli ultimi anni da Messina a Genova e mirate ad individuare e valutare gli effetti al suolo degli eventi piovosi, rilasciati durante il transito di cumulonembi (nube a sviluppo verticale che si accresce in condizioni di instabilità atmosferica – è la più spettacolare e imponente tra le nubi), che spesso provocano alluvioni improvvise chiamate flash flood, ha consentito di mettere a punto un sistema di difesa chiamato: “Allarme Idrogeologico Immediato” che rappresenta l’ultima fase di un sistema di monitoraggio multidisciplinare e multi istituzionale degli eventi tipo cumulonembi.
L’impressionante diversità delle forme viventi sul nostro pianeta e la loro distribuzione, hanno sempre destato la meraviglia e la curiosità di molti scienziati e appassionati naturalisti. Il termine biodiversità o diversità biologica, indica proprio l’insieme di queste forme viventi. La biodiversità, si trova ora seriamente minacciata essendo molte specie di animali e piante ridotte a pochissimi esemplari e, quindi in pericolo o, addirittura in via di estinzione.
L’estinzione è un processo naturale, ma ora a causa delle attività umane, sta avvenendo molto più rapidamente che in passato. Moltissime sono le specie minacciate e alcuni scienziati sostengono che il 10-20% delle specie attualmente viventi sul pianeta si estingueranno nei prossimi 20-50anni. La causa principale di questa allarmante alterazione della diversità biologica della Terra è dovuta all’influenza dell’uomo sull’ecosistema terrestre a livello globale, che ha alterato l’ambiente trasformando il territorio, ha sfruttato molte specie tramite la caccia e la pesca, e ha trasferito organismi viventi da una zona all’altra del pianeta. Tra le cause di estinzione o di minaccia più importanti per le specie di avifauna, vi sono la distruzione dell’habitat, l’introduzione di specie esotiche e il prelievo venatorio.
Grande importanza assume anche l’inquinamento, infatti, le attività umane hanno alterato profondamente i cicli biogeochimici fondamentali al funzionamento globale dell’ecosistema. Fonti di inquinamento sono, oltre le industrie e gli scarichi civili, anche le attività agricole che impiegando insetticidi, pesticidi e diserbanti alterano profondamente i suoli.
La conservazione della biodiversità è un problema complesso che si trova al centro di una molteplicità di interessi economici diversi. Tuttavia, essa è l’unica strada percorribile per garantire la persistenza della vita sul nostro pianeta“.


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