Col termine desertificazione si intende l’espansione dell’ambiente desertico in zone che precedentemente erano aride, a steppa o ricoperte di foreste. I suoli colpiti subiscono un progressivo impoverimento fino a polverizzarsi, divenendo preda della deflazione eolica: il materiale terrigeno si immobilizza, fino ad accumularsi in dune che si muovono seguendo la direzione del vento. Si tratta di un processo solitamente irreversibile che interessa tutti i continenti, con cause ed effetti diversi a seconda delle aree geografiche, ma con conseguenze che si ripercuotono soprattutto sulle popolazioni più povere del mondo, il cui sostentamento dipende quasi esclusivamente dallo sfruttamento delle risorse naturali locali.
Le cause della degradazione irreversibile del suolo sono sia naturali (aridità, siccità, erosività della pioggia), che strettamente legate alla vita socio-economica (agricoltura e zootecnia, utilizzo delle risorse idriche, industrie, discariche, turismo, urbanizzazione, attività estrattive, incendi boschivi). La desertificazione è un mostro che divora terre fertili, producendo carestie, povertà, esodi migratori, turbolenze politiche e sociali, guerre; è uno spauracchio che getta studiosi e ambientalisti nell’amarezza più profonda perché, oltre ai mutamenti climatici naturali, la desertificazione è dovuta alla malefica azione dell’uomo che ha sfruttato i terreni sino all’inverosimile, inaridendoli, per aumentare i profitti. Una squadra di ricercatori dell’Istituto di Idrobiologia dell’Accademia Cinese delle Scienze, capeggiata da Chunxiang Hu, ha messo a punto un interessante progetto proprio per contrastare l’aridità dei terreni dovuta all’intensificazione dei cambiamenti climatici e del riscaldamento globale, che prevede lo sviluppo di colture cianobatteriche all’interno di appositi stagni artificiali, sintetizzandoli, tramite un particolare processo chimico, in una sostanza da spruzzare sui terreni coltivati.
Lo “spray anti -desertificazione”, che per ora è in fase sperimentale, è costituito da cianobatteri fotosintetici, speciali batteri acquatici produttori di ossigeno, che si possono trovare nelle acque marine, nei laghi, nelle correnti fredde di alta montagna e persino nelle acque termali. Lo spray rilascia istantaneamente cianobatteri sotto forma di filamenti appiccicosi, mantenendo unite le particelle del terreno, evitando che vengano spazzate via da una tempesta di sabbia e, grazie alle reazioni chimiche prodotte naturalmente dal loro metabolismo, i cianobatteri dovrebbero anche mantenere la capacità di assorbire CO2 dall’atmosfera, fornendo la materia organica necessaria al suolo per essere fertile e produttivo. La tecnica utilizzata è in realtà già in uso per puntellare bordi di strade e ferrovie nel nord della Cina, margini di oasi e terreni agricoli e, secondo quanto sostiene Chunxiang Hu, i risultati dello spray “miracoloso” sono tangibili: in 8 anni di sperimentazione, le dune trattate con esso hanno sviluppato una crosta biologica spessa quasi 1 centimetro sul lato ombroso, in grado di migliorare la qualità del terriccio, mentre sul lato soleggiato, essa è due volte meno spessa. Nei prossimi 5 anni, il team punta a seminare 133 km quadrati di terreno.


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