La vita su altri mondi è più probabile nei sistemi stellari binari

kepler-35-saturn-size-exoplanet-orbits-pair-sun-like-stars-lgSecondo una ricerca presentata al 223° meeting dell’American Astronomical Society, le lune poste nei sistemi solari binari hanno più possibilità di ospitare la vita. La presenza di due soli permetterebbe di smorzare la radiazione solare e i venti stellari, creando un ambiente più ospitale alla vita. Per giungere a tale conclusione, l’astrofisico Paul Mason dell’Università del Texas, ha utilizzato i dati raccolti dal telescopio Kepler della NASA, capace di scandagliare l’universo a caccia di esopianeti. Nonostante siano stati trovati più di un migliaio di pianeti extrasolari e molti altri siano in attesa di approvazione, non è stata confermata alcuna esoluna. Le stelle binarie esistono in una gamma di configurazioni; separate, ravvicinate, sincronizzate; le prime risultano molto lontane, a tal punto che la rotazione di un pianeta attorno alla stella madre avviene in modo indipendente rispetto alla compagna. Nella seconda e nella terza configurazione, si ha invece un’interazione gravitazionale che spinge gli oggetti ad essere legati per miliardi di anni. La ricerca di Mason si concentra su coppie di stelle che orbitano tra loro tra 10 e 60 giorni terrestri, e con un pianeta che orbita intorno a due stelle. La zona abitabile di un sistema binario è un pò più ampia a causa della luce proveniente dalle due stelle e pone le condizioni per un sistema solare nettamente differente rispetto al nostro e con più spazio disponibile per la vita. SISTEMA_SOLARE_3Secondo Mason, infatti, se il Sole avesse una stella compagna la composizione del nostro sistema solare cambierebbe in modo significativo. La ricerca di satelliti extrasolari si svolge sostanzialmente nello stesso modo in cui vengono cercati i pianeti. La tecnica più diffusa è quella del transito, capace di generare una variazione di luminosità in caso di passaggio lungo la linea dell’osservatore. Ma si può anche osservare la variazione gravitazionale causata dallo stesso oggetto mentre orbita intorno al pianeta. In un sistema solare molto affollato, tuttavia, queste oscillazioni potrebbero essere prodotte da altri pianeti, rendendo la ricerca molto più complicata. Una delle scoperte più “amare” del telescopio Kepler, è che i pianeti simili a Giove sono piuttosto rari. Una vera e propria doccia fredda per i ricercatori, dal momento che i giganti gassosi di quelle dimensioni sono quelli maggiormente candidati ad ospitare un numero elevato di satelliti. Un grande passo in avanti si spera di ottenerlo con il lancio del James Webb Space Telescope della NASA, che sarà lanciato nel mese di ottobre 2018.