Salute, BPCO in crescita soprattutto nelle donne: tosse e affanno campanelli d’allarme

bpcoTosse e affanno: sono questi i campanelli d’allarme della BPCO (broncopneumopatia cronica ostruttiva), patologia respiratoria cronica che provoca un’ostruzione progressiva e non completamente reversibile dei bronchi e dei polmoni e puo’ portare fino all’insufficienza respiratoria. Fino al 15 marzo oltre 300 tra i maggiori esperti italiani di pneumologia sono riuniti a Venezia al convegno “MAXXI – Massimizzazione della broncodilatazione”, organizzato con il contributo incondizionato di Novartis, per approfondire i bisogni clinici dei pazienti e le strategie farmacologiche piu’ innovative, comprese le terapie in fase di sviluppo clinico e di imminente disponibilita’ nel nostro Paese. La BPCO colpisce circa 210 milioni di persone in tutto il mondo ed e’ in costante crescita, tanto che le proiezioni la collocano al terzo posto tra le cause di morte entro il 2020. Si stima che in Italia dal 5 al 6% della popolazione ne soffra e sebbene sia spesso considerata una malattia dell’eta’ piu’ avanzata, le stime suggeriscono che il 50% delle persone con BPCO abbia meno di 65 anni e che la patologia sia in crescita tra le donne, a causa dell’aumento dell’abitudine al fumo nel sesso femminile. Tosse, espettorato e progressiva mancanza di respiro nel compiere i piu’ semplici gesti quotidiani sono i principali sintomi della patologia. “Uno degli aspetti fondamentali della diagnosi e’ la distinzione tra asma e BPCO, due condizioni patologiche diverse che comportano differenti processi patogenetici, ma che vengono tuttora spesso confuse e non correttamente trattate – dichiara Francesco Blasi, Professore Ordinario di Malattie Respiratorie presso l’Universita’ degli Studi di Milano -. Un’attenta analisi della storia clinica del paziente e dei fattori di rischio, unitamente alla spirometria, sono essenziali per una diagnosi differenziale. Le due patologie rispondono infatti in maniera diversa ai trattamenti e se gli steroidi inalatori sono efficaci nell’asma, nella BPCO dovrebbero essere riservati ai pazienti con fenotipo bronchite cronica, piu’ compromessi funzionalmente e con frequenti riacutizzazioni”.  In Italia gli studi hanno riscontrato che l’inappropriatezza terapeutica interessa un numero ancora molto elevato di pazienti, con il 54,9% dei soggetti eccessivamente trattati (over-prescription). Una volta correttamente diagnosticata la patologia e individuato l’adeguato trattamento, e’ inoltre fondamentale che il medico dedichi del tempo al paziente per educarlo ad utilizzare i farmaci prescritti e i relativi inalatori, con l’obiettivo di favorire l’aderenza alla terapia. “Come in tutte le malattie croniche, anche nella BPCO si stima che solo un paziente su due assuma la terapia. L’aderenza e’ quindi un aspetto cruciale, che ha due presupposti fondamentali: l’accettazione di malattia e la consapevolezza. Purtroppo gli studi hanno dimostrato che solo il 12% della popolazione italiana conosce la BPCO, e questo pone un problema fondamentale di informazione – commenta G. Walter Canonica, direttore della Clinica di Malattie Respiratorie e Allergologia dell’Universita’ di Genova – IRCCS A.O.U. San Martino -. Nella terapia inalatoria della BPCO, inoltre, un ruolo fondamentale per l’aderenza e’ svolto dall’inalatore. L’educazione all’utilizzo del device, svolta dal medico o dal personale infermieristico, andrebbe ripetuta a tutte le visite di controllo per verificare che il paziente ne faccia un uso corretto, evitando, se possibile, di cambiare il tipo di inalatore nel corso della terapia”. “Il problema fondamentale del paziente con BPCO e’ la difficolta’, con le terapie ad oggi esistenti, di raggiungere una broncodilatazione ottimale, il che comporta mancanza di respiro persistente e incapacita’ ad affrontare lo sforzo fisico – aggiunge Francesco Blasi -. I polmoni non sono infatti in grado di far fronte all’aumento delle richieste di ossigeno da parte dei tessuti periferici perche’ l’aria rimane intrappolata al loro interno a causa della broncostruzione, impedendo l’arrivo di nuova aria per consentire un corretto scambio respiratorio. Da qui l’esigenza di individuare nuove strategie terapeutiche che migliorino la broncodilatazione”. Durante il convegno, verranno presentati i risultati di uno dei piu’ vasti programmi internazionali di studi clinici sulla BPCO, che raggruppa 11 studi condotti o in fase di svolgimento in 52 Paesi per valutare l’efficacia e la sicurezza di una nuova classe terapeutica che sara’ presto disponibile anche in Italia. “Questa nuova classe terapeutica e’ probabilmente destinata a diventare lo standard nella terapia della BPCO in fase stabile perche’ unisce, in un’unica formulazione e in un singolo inalatore, un agonista beta2-adrenergico (LABA) e un antagonista muscarinico (LAMA) a lunga durata d’azione – spiega Andrea Rossi, Direttore dell’U.O.C. di Pneumologia dell’Azienda Ospedaliero Universitaria Integrata di Verona -. L’azione sinergica di due broncodilatatori, che agiscono con due meccanismi differenti ma complementari, consente di massimizzare la broncodilatazione: la persona ha meno mancanza di respiro e puo’ quindi fare piu’ esercizio fisico, ad esempio una passeggiata in bicicletta con gli amici, riconquistando una soddisfacente qualita’ di vita. I bronchi piu’ aperti e il migliore rinnovo dell’aria riducono inoltre il rischio di riacutizzazioni e ricoveri ospedalieri”.