Terremoti, sciame sismico tra Gubbio e Città di Castello: l’analisi dell’esperto INGV

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16aprile_loc_geosis_2Decine di scosse, ma fortunatamente nessun danno, per lo sciame sismico in corso lungo l’Appennino, nella zona al confine fra Umbria e Marche. Sono una quarantina i terremoti di magnitudo uguale o superiore a 2 avvenuti negli ultimi tre giorni nella zona del Metauro, una delle piu’ studiate dai sismologici, al punto da essere considerata un laboratorio naturale. ”Il settore dell’Appennino che va dalla zona di Gubbio a Citta’ di Castello, tra le province di Perugia e Pesaro Urbino, e’ molto attivo dal punto di vista sismologico”, osserva Alessandro Amato, sismologo dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv). ”Per noi – aggiunge – e’ un laboratorio naturale, nel quale abbiamo installato molto strumenti. E’ infatti una zona nella quale la sismicita’ e’ quasi continua e che stiamo studiando in dettaglio”.
gubbio_fagliaApecchio (Peso Urbino) e Pietralunga (Perugia) sono i comuni piu’ vicini all’epicentro del terremoto di magnitudo 3,1 avvenuto nella notte scorsa. Questa stessa zona, una lingua di terra che si estende lungo l’Appennino per circa sei chilometri e larga appena un chilometro, anche in passato e’ stata al centro di uno sciame sismico forte e prolungato. E’ accaduto nel 2010, quando nell’arco di pochi giorni, dal 10 al 30 aprile, si sono concentrati fino a mille terremoti: un numero altissimo, ma che comprende anche i sismi piu’ piccoli, di magnitudo inferiore a 1. ”Sono stati registrati terremoti di magnitudo compresa fra -0,7 e 3,8, proprio grazie alla fitta rete di strumenti che abbiamo in quella zona”, spiega Amato. Un gruppo di ricerca dell’Ingv ha recentemente studiato e localizzato con precisione tutti i terremotiavvenuti nella zona, identificando una faglia abbastanza superficiale e stretta poche centinaia di metri. ”La sequenza degli ultimi terremoti sembrerebbe la continuazione di questa faglia, come se un’altra piccola parte di essa fosse tornata a muoversi”, osserva Amato. Il fenomeno che gli esperti stanno osservando e’ ”una sismicita’ che migra lentamente e che adesso sembra spostarsi piu’ a Nord”. Grazie alla rete capillare di strumenti che sorveglia la zona al centro dello sciame sismico, i sismologi dell’Ingv sono gia’ al lavoro per analizzare la faglia. Allo stato attuale delle conoscenze, rileva Amato, ”potrebbe essere la stessa faglia che si era attivata nel 2010 oppure una faglia adiacente: lo stiamo verificando”.