E’ trascorso oltre un mese dalla scomparsa del Boeing 777 della Malaysia Airlines, l’8 marzo, un mese di misteri e di labili indizi sulla sorte del velivolo sparito nel nulla con 239 persone a bordo. L’ultima pista e’ quella dei segnali acustici captati nel fine settimana nell’Oceano indiano da una nave australiana, ritenuti “compatibili” con gli ultrasuoni emessi dalle scatola nera. Ormai e’ anche una corsa contro il tempo perche’ le batterie della scatola nera hanno una durata stimata di 30 giorni e potrebbero esaurirsi da un momento all’altro. Il localizzatore della Marina Usa montato sulla nave australiana Ocean Shield ha captato nel weekend due segnali compatibili con quelli dei registratori di bordo: il primo e’ durato oltre due ore e il secondo circa 13 minuti.
Secondo il capo dell’agenzia australiana che sta guidando le ricerche, si e’ trattato della ‘traccia’ piu’ attendibile in quattro settimane di ricerche. Dopo, pero’, non e’ stato captato piu’ nulla e adesso la nave australiana continua a muoversi lentamente avanti e indietro sull’Oceano, in cerca di una conferma. Solo se i segnali saranno ben localizzati potra’ entrare in azione il veicolo sottomarino Bluefin-21, in grado di esplorare i fondali oceanici, ma potrebbero volerci ancora diversi giorni. Le scatole nere e le registrazioni dei dati della cabina di pilotaggio potrebbero dare qualche risposta al rebus dell’aereo scomparso l’8 marzo, con 227 passeggeri e 12 membri dell’equipaggio e che volo’ a migliaia di chilometri di distanza dalla sua rotta, Kuala Lumpur-Pechino. A bordo c’erano 50 malesi (12 formavano l’equipaggio), 7 indonesiani, 6 australiani, 5 indiani, 4 francesi, 3 statunitensi, due neozelandesi, due ucraini, due canadesi, un russo, un olandese, un taiwanese; c’erano anche due iraniani che utilizzavano i passaporti rubati a un italiano e a un austriaco; un particolare che all’inizio ha
fatto pensare al terrorismo: ma poi l’Interpol ha assicurato che i due erano semplicemente due clandestini che stavano cercando di arrivare in Europa, in cerca di una nuova vita. Nell’alternarsi di dichiarazioni e smentite, passi falsi e retromarce, le autorita’ sostengono che i dati a disposizione fanno pensare che l’aereo sia stato deliberatamente sviato dalla sua rotta da qualcuno che aveva un’ottima pratica di volo, ma non hanno neanche escluso i problemi meccanici. Per giorni, l’inchiesta si e’ concentrata sul comandante, Zharie Ahmad Shah, 53, e il suo primo ufficiale, Fariq Abdul Hamid, 27, ma non e’ emerso nulla su nessuno di loro. Si e’ anche pensato che B-777 ad un certo punto, scomparso dai radar, si sia tramutato in un ‘aereo fantasma’: un aereo con un equipaggio per qualche ragione impossibilitato a pilotare e in volo senza una meta ne’ una guida. Accadde per esempio nel 2005 a un aereo greco delle Helios Airways, con 12 persone a bordo: un’improvvisa mancanza di ossigeno mise k.o. i piloti e cosi’ l’aereo volo’ per ore senza una guida, prima di precipitare nel Mediterraneo. Infine, la teoria cospiratoria. Il governo malese ha finora rifiutato di dare tutti i dettagli della sequenza di eventi attorno alla scomparsa, e anzi quello che ha detto, a volte, e’ risultato contraddittorio. Questo ha alimentato i dubbi di chi pensa che, sulle orme di una pista terroristica, il governo malese -che non e’ nuovo a coprire le storie piu imbarazzanti e comunque cerca sempre di proteggere la sua compagnia di bandiera- stia nascondendo qualcosa o lo stia manipolando, magari in combutta con gli Stati Uniti, L’analisi dei dati satellitari ha indotto comunque gli inquirenti a concludere che il Boeing 777 sia precipitato in una zona a circa 1680 chilometri a nord-ovest di Perth, vicino all’aerea dove sono stati localizzati i possibili segnali emessi dalla scatola nera e dove le ricerche si sono focalizzate. Oggi, Angus Houston, il tecnico australiano responsabile delle operazioni, ha confermato che le ricerche andranno avanti ancora per diversi giorni; e che solo quando sara’ ristretta ulteriormente l’aerea sara’ fatto entrare in azione il piccolo sommergibile robotizzato in grado di scandagliare direttamente i fondali oceanici per cercare di localizzare
il relitto. Intanto, mentre i risultati si fanno attendere, la ‘caccia’ all’aereo scomparsa si avvia a divenire la piu’ costosa nella storia dell’aviazione. Allo sforzo internazionale, hanno contribuito finora 26 nazioni, con un numero variabile di unita’ navali, aerei e satelliti. Finora, in un mese di ricerche, le stime parlano gia’ di 44 milioni di dollari, pari pari alla cifra spesa nelle ricerche, durate vari mesi nell’arco di due anni, per trovare il volo AF447 del’Air France, precipitato in mezzo all’Atlantico nel 2004; e siccome anche quella cifra probabilmente e’ arrotondata per difetto, e’ probabile che alla fine i 44 milioni (che tra l’altro non includono le spese per l’alloggio delle centinaia di persone che partecipano alle ricerche, ne’ quelle per gli analisti di intelligence disseminati in tutto il mondo) siano destinati a lievitare sensibilmente. Il premier australiano, Tony Abbott, il cui Paese si sta sobbarcando il grosso delle spese e il suo omologo malese, Najib Razak, hanno ripetutamente detto che i soldi non sono un problema: “E’ un atto di civilta’ internazionale”, ha spiegato Abbott. Ma e’ probabile che alla fine l’Australia bussera’ cassa chiedendo collaborazione finanziaria agli altri Paesi.
Aereo malese disperso: un mese di mistero e solo poche ore per risolverlo


Vuoi ricevere le notifiche sulle nostre notizie più importanti?