Amianto, note geologiche e uso industriale di un gruppo di minerali altamente pericolosi

Fibra di amiantoÈ difficile stimare con esattezza il numero di vittime causate dall’amianto in tutto il mondo ma si tratta certamente di cifre spaventose: centinaia di migliaia di morti. La maggior parte di queste vittime sono operai che lavoravano a stretto contatto con l’amianto, nelle fabbriche e nelle miniere, ma anche abitanti in zone prossime agli stabilimenti o alle miniere da cui veniva estratto.

Amianto è il nome generico con cui vengono indicati alcuni minerali silicatici, dei quali il crisotilo è il più diffuso e il più usato. Tutti sono accomunati da alcune importanti caratteristiche: il fatto di essere fibrosi e quindi facili da lavorare, l’alta resistenza al calore e al fuoco che li rende utilizzabili in materiali che devono sopportare alte temperature, la resistenza a forti sollecitazioni e alla corrosione chimica. Il nome amianto, del resto, viene dal greco “amiantos”, che significa incorruttibile, mentre l’altro suo nome, “asbesto”, usato soprattutto nelle lingue anglosassoni, significa “non infiammabile”.

Per questa serie di importanti caratteristiche le fibre di amianto sono state usate per molti decenni in una quantità enorme di prodotti. Ad esempio per fabbricare pannelli isolanti di cemento (chiamati in Italia “Eternit” dal nome dell’industria che li produceva), per rivestimenti impermeabili, tubazioni, serbatoi, canne fumarie, pavimentazioni, apparati elettrici, freni dei mezzi di trasporto, eccetera. Una delle caratteristiche di questo gruppo di minerali però, il fatto che essi siano fibrosi, li rende estremamente pericolosi per la salute. Basti pensare che le fibre di crisotilo sono centinaia di volte più sottili di un capello. Queste fibre sottilissime, invisibili all’occhio umano, si disperdono con estrema facilità nell’ambiente, sotto forma di polvere. La loro inalazione può portare dopo anni a malattie mortali come il cancro al polmone, il mesotelioma, l’asbestosi. Non esiste un valore limite di esposizione sotto il quale non esistano rischi, anche se chi è maggiormente esposto alle sue polveri ha probabilità molto maggiori di contrarre la malattia.

Nella sola cittadina di Casale Monferrato in provincia di Alessandria, dove era attivo uno degli stabilimenti dell’Eternit, sono morte per malattie respiratorie legate al minerale oltre millecinquecento persone, sia operai sia persone residenti nella zona: la polvere d’amianto proveniente dall’industria ha riempito per decenni l’aria del piccolo centro piemontese, insinuandosi nelle case e in ogni luogo abitato, causando anche la morte di tantissimi abitanti che non avevano mai messo piede nella fabbrica. Questo è soltanto uno dei tantissimi casi in cui industrie e miniere d’amianto hanno provocato vittime, in tutto il mondo.

amiantoLa forte pericolosità dell’amianto era già nota negli anni ’60 (iniziò ad esserlo ben prima, all’inizio del ‘900, anche se non così diffusamente) ma per lungo tempo i dirigenti delle fabbriche hanno minimizzato se non addirittura nascosto i rischi per la salute che correvano gli operai, nonostante i sindacati avanzassero precise richieste di miglioramento delle condizioni di lavoro. Negli anni ’70, quando ormai si sapeva da tempo che l’esposizione all’ amianto portava alla morte, la produzione industriale ha avuto il suo picco massimo in Canada, negli USA e anche in Italia. Nel frattempo, migliaia di lavoratori continuavano ad ammalarsi. Il profitto, come in tanti altri casi di industrie pericolose, ha pesato ben più della salute e della vita dei lavoratori, per chi teneva le redini degli affari. Oggi sono in corso processi importanti, come quello apertosi nell’aprile 2009 a Torino che vede i dirigenti dell’Eternit accusati di  disastro ambientale doloso e inosservanza delle norme di sicurezza, con centinaia di vittime e familiari delle vittime che si sono dichiarate parti lese.

Soltanto negli anni ’80-’90 si è arrivati finalmente alla messa al bando dell’amianto da diversi mercati, soprattutto in Europa. In Italia è stata la Legge 257 del 1992 a portare a questo risultato. La legge ha anche disposto le modalità di bonifica e messa in sicurezza delle strutture in amianto che a quel tempo erano davvero diffusissime. Una delle opzioni di bonifica previste, che essendo la più economica è largamente usata, è quella di immobilizzare le fibre dannose con una colla particolare e chiudere ermeticamente il luogo in cui si trovano. Costa meno della rimozione e se praticata nel giusto modo è un rimedio efficace. Sono frequenti però i casi in cui queste misure sono insufficienti o in cui l’incuria le rende inutili. Impacchettare e chiudere a chiave non basta: serve anche un monitoraggio, che in Italia è quasi sempre carente se non del tutto assente. Per non parlare dei siti da bonificare, per i quali spesso mancano i fondi e che restano lì, con il loro carico di fibre a rendere pericolosa l’aria circostante.

Se in Italia questa è la situazione, nel resto del mondo le cose vanno però molto peggio. Sono soltanto una cinquantina i paesi che hanno bandito l’amianto. Grandi paesi come la Russia, il Canada, la Cina, continuano a produrlo ed esportarlo. Anche negli USA, nonostante il suo utilizzo sia fortemente calato rispetto ai decenni passati, l’amianto non è proibito.

asbestos-bangladesh1-250x152A passarsela peggio sono come sempre i paesi del sud del mondo, i più poveri: in questi luoghi l’amianto viene estratto e lavorato senza che i lavoratori godano di alcuna protezione. Una parte di questo amianto è importato da altri paesi, come il Canada, che resta un importante produttore ed esportatore, l’unico fra i paesi occidentali. L’amianto che il Canada continua a estrarre dalle sue infinite miniere viene esportato e lavorato in questi paesi, dove manca un sistema di tutela dei lavoratori e dove, naturalmente, la manodopera è molto più economica. È il caso dell’India, solo per fare un esempio, dove i lavoratori, spesso donne, maneggiano senza protezione le micidiali fibre di crisotilo andando incontro a una sicura malattia, tanto che una coalizione di gruppi e associazioni fra cui la IBAS (International Ban Asbestos Secretariat), che si batte per la messa al bando dell’amianto in tutto il mondo, ha pubblicato nel 2008 un report intitolato: “India’s Asbestos Time Bomb“. In questa pubblicazione si calcola che nei prossimi anni il paese vedrà una crescita vertiginosa delle malattie polmonari, legata al fatto che la produzione di amianto è aumentata fortissimamanete negli ultimi anni. Parte di questo amianto viene proprio dal Canada.

Anche in altri paesi come Pakistan, Thailandia, Vietnam, l’amianto è una vera e propria bomba a orologeria, che provocherà decine di migliaia di morti nei prossimi decenni. Un problema di questi paesi poveri (ne sono stati citati solo alcuni ma la lista sarebbe lunga) sono anche le piccole cave di amianto disperse sul territorio: le micidiali polveri si spargono infatti con facilità estendendosi sui centri abitati, quasi sempre attaccati alla zona di estrazione. Decine di migliaia di persone respirano così ogni giorno le micidiali polveri di crisotilo. La lunga latenza di queste malattie fa immaginare che la tremenda scia di vittime durerà ancora per molti decenni se non si arriverà in tempi brevi a una messa al bando mondiale.