Nelle ultime settimane piogge di carattere torrenziale hanno martellato varie aree dell’Australia settentrionale e orientale, dove in pochi giorni sono caduti fino ad oltre 400-500 mm di pioggia. Gli stati australiani maggiormente colpiti da queste piogge molto violente sono quelli del Queensland e del Nuovo Galles del Sud, dove negli ultimi giorni si sono scatenati impressionanti diluvi monsonici che hanno scaricato al suolo accumuli giornalieri fino a 320 mm. La situazione più difficile la si riscontra proprio nel Queensland centro-meridionale, dove le forti precipitazioni hanno ormai raggiunto carattere d’eccezionalità. Gran parte di queste sono state accompagnate da violenti rovesci di stampo temporalesco, con elevatissimi indici di rain/rate, persistenti per intere giornate. Lo scorso venerdì 28 Marzo 2014 un vero e proprio diluvio ha colpito la cittadina di Lower Springbrook Alert, nello stato del Queensland, dove in sole 24 ore sono venuti giù ben 319.4 mm. Per la stazione meteorologica di Lower Springbrook Alert questi 319.4 mm, archiviati lo scorso venerdì 28 Marzo, rappresentano il nuovo record assoluto di accumulo pluviometrico nelle 24 ore. Oltre ai 319.4 mm di Lower Springbrook Alert, che hanno stabilito il nuovo record pluviometrico per la locale stazione, nello stato del Queensland vanno segnalati anche i 252 mm registrati a Springbrook Road, dopo ore di piogge incessanti e forti rovesci temporaleschi, accompagnati da una intensa attività elettrica e tuoni fragorosi. Ma le forti precipitazioni non hanno neppure risparmiato le aree confinanti del Nuovo Galles del Sud, dove lo scorso weekend in alcune località gli accumuli giornalieri hanno di poco sfondato il muro dei 300 mm.
Tra gli accumuli più importanti spiccano i 317 mm caduti a Boat Harbour, seguiti a ruota dai 277 mm di Uki e i 246 mm di Murwillumbah. Si tratta di valori pluviometrici davvero molto abbondanti, che mettono in evidenza la portata degli eventi precipitativi che in questi ultimi giorni hanno messo sott’acqua una larga fetta del Queensland meridionale e il Nuovo Galles del Sud, inclusa l’area di Brisbane, dove in poco più di 24 ore gli accumuli pluviometrici hanno superato la soglia dei 100 mm. A causa delle forti piogge, molto spesso associate ad autentici nubifragi protratti per intere ore, si sono verificati anche estesi allagamenti che hanno coinvolto diverse città e piccole cittadine, ai confini fra il Queensland meridionale e la parte più settentrionale del Nuovo Galles del Sud. Gran parte di questi diluvi sono stati prodotti dal rapido sviluppo di imponenti annuvolamenti cumuliformi che si sono formati sopra le calde acque superficiali del mar dei Coralli, davanti la Gran Barriera Australiana, riuscendo a scaricare una ingente quantitativo d’acqua che si è riversata sopra i terreni già saturi d’acqua (dopo le piogge abbondanti delle scorse settimane) del Queensland meridionale. Questi imponenti annuvolamenti cumuliformi, evoluti in poderosi “Clusters temporaleschi”, dopo essersi sviluppati a ridosso dell’area costiera, hanno potuto scaricare tutto il loro carico precipitativo sul Queensland meridionale. Ciò ha provocato l’ingrossamento e la rapida esondazione dei principali corsi d’acqua e bacini idrografici, che rompendo gli argini hanno inondato campagne e centri abitati.
Nei territori del Northern Australia si sta per concludere la stagione delle piogge legata al “Monsone di Nord-ovest” australiano che proviene dall’Indonesia
In questo periodo dell’anno, sui territori del Northern Australia, la stagione delle piogge arriva al culmine della sua intensità. Questo perché, proprio nel cuore della stagione invernale, il raffreddamento dell’altopiano tibetano (oltre i 5000 metri di quota) favorisce la formazione di un robusto anticiclone di natura termica che dal Tibet si estende fino alla Cina centrale, con massimi barici al suolo di oltre i 1030-1035 hpa. L’intensa area anticiclonica che si viene a formare sopra l’altopiano tibetano e la Cina centrale crea un importante “gradiente barico” (differenza di pressione) in tutta l’area tropicale, tra Filippine, mar Cinese Meridionale, Indonesia e Australia settentrionale, visto il contrasto con le basse pressioni, riconducibili all’ITCZ, in azione lungo l’area equatoriale, tra oceano Indiano e gli arcipelaghi indonesiani. La notevole differenza di pressione, fra l’Asia centrale e la fascia indo-australiana, attiva i sostenuti venti da NE, legati all’attività del Monsone invernale, che dal mar Cinese Orientale e dall’entroterra cinese si spingono verso il mar Cinese Meridionale, spazzando con forza le Filippine, le coste più meridionali del Vietnam, arrivando fino in piena area equatoriale.
Gli intensi e freschi venti nord-orientali, scivolando a carattere anche burrascoso in mare aperto, lungo tutto il mar Cinese Meridionale, si spingono fino alle coste orientali della penisola di Malacca, lambendo l’area di Singapore, per investire l’arcipelago indonesiano, con una sostenuta ventilazione da N-NE o più da Nord all’altezza dell’equatore. Queste sostenute correnti da Nord, aggirando le coste occidentali del Borneo e quelle di Sulawesi, scivolano ulteriormente verso sud, fino alla linea dell’equatore. Proprio all’equatore, raggiunto lo Stretto di Karimata, nei pressi dell’isola di Belitung, la sostenuta ventilazione dai quadranti settentrionali tende a piegare più verso NO e Ovest, incanalandosi cosi lungo il mar di Giava, attraverso una moderata componente occidentale, da Ovest, che si espande fino al mar di Flores, assumendo una direzione più nord-occidentale ad ovest della Papua Nuova Guinea, fra il mar di Timor e il mare degli Arafura, dove per l’appunto nasce il “Monsone di Nord-ovest” australiano, responsabile delle forti piogge che colpiscono i territori del Northern Australia nel corso della stagione invernale, determinando su questi vaste inondazioni ed eventi alluvionali capaci di sommergere vaste aree fra la penisola di York ed il Kimberley.


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