Disastrosa alluvione lampo sulle isole Salomone: la capitale Honiara sott’acqua, potrebbe trattarsi del primo effetto di “El Nino” 2014?

7Negli ultimi giorni le isole Salomone sono state flagellate da piogge torrenziali e forti rovesci, di stampo temporalesco, che stanno provocando allagamenti e inondazioni disastrose, che stanno cagionando danni e purtroppo anche vittime. Proprio nella capitale Honiara, la città più grande di tutto l’arcipelago pacifico, si sono registrati i maggiori danni, dopo due giorni di forti rovesci di pioggia e violenti acquazzoni, che hanno scaricato un accumulo di oltre 110 mm nella stazione dell’aeroporto internazionale. Da giorni, nel tratto di oceano poco ad ovest dell’isola di Guadalcanal, quella dove è ubicata la capitale Honiara, si era venuta a sviluppare un’area disorganizzata di profonda convenzione, che ha alimentato lo sviluppo di grossi sistemi temporaleschi a “Multicella” e “Clusters temporaleschi” molti intensi, capaci di scaricare piogge di portata torrenziale, poco a largo delle coste orientali di Papua Nuova Guinea. Uno di questi “Clusters temporaleschi”, durante il pomeriggio di ieri, gonfiandosi ulteriormente, ha cominciato ad interessare più da vicino l’arcipelago delle Salomone, scaricando su queste piogge e temporali, anche di moderata o forte intensità.

6I forti rovesci di pioggia che hanno duramente martellato Honiara hanno originato un “flash flood” (alluvione lampo) che ha travolto e ucciso almeno 6 persone, lasciando ben 10.500 sfollati. E il bilancio è destinato a crescere perchè all’appello mancano ancora una trentina di persone. Il governo ha dichiarato lo stato d’emergenza. A causare l’inondazione, il fatto che il fiume che taglia la città, il Matanikau, già fortemente ingrossato nei giorni scorsi, nella notte, a seguito dell’ennesimo rovescio di pioggia che si è abbattuto nell’isola di Guadalcanal, ha rotto gli argini in più punti, spazzando via interi blocchi abitativi, abbattendo ponti e inondando la zona del centro di Honiara. Le acque del Matanikau, dopo aver rotto gli argini, si sono riversate su diversi quartieri di Honiara, sommergendo per intero la parte orientale della capitale delle Salomone. La furia dell’acqua è stata tale da spazzare via qualsiasi ostacolo incontrato lungo il suo cammino. L’evento alluvionale è stato incentivato anche dalla presenza di terreni già saturi d’acqua, visto che nei giorni scorsi le isole Salomone erano state interessate da altre intense precipitazioni, a prevalente carattere temporalesco. Essendo già sovraccarichi d’acqua non hanno retto all’urto delle piogge torrenziali delle ultime 24 ore, tanto da impedire all’acqua di poter filtrare nel terreno.

5Ma dietro potrebbe esserci anche lo zampino del futuro “El Nino” 2014. Questo notevole rinforzo dell’attività convettiva, lungo il Pacifico centro-occidentale, è da impuntare principalmente a due diversi fattori, come il lento spostamento verso est della cosiddetta “Madden Julian Oscillation” (“MJO”), ed il contemporaneo riscaldamento, significativo, delle acque superficiali del Pacifico centro-occidentale, indotto sia dall’avanzamento verso est dell’”onda di Kelvin” che precede il nuovo “El Nino” 2014, che dai “Westerly wind bursts”, una sostenuta ventilazione occidentale, attiva sulla coda ovest della “MJO”, che dai mari attorno Papua Nuova Guinea si spinge in direzione dei Kiribati e degli atolli del Pacifico centrale. Questi venti occidentali, che dalla seconda settimana di Marzo si sono attivati fra Papua Nuova Guinea e le isole Salomone, sono in grado di trasferire dal Pacifico occidentale al Pacifico centro-orientale un’“onda di Kelvin“, che in questo caso va identificata come una grande striscia di acque molto calde, che scorrono ad una profondità di circa 150 metri, lungo una direttrice ovest-est. Questa onda può essere osservata in superficie da un leggero aumento in altezza della superficie del mare, di circa 8 cm, e un sensibile aumento delle temperature delle acque superficiali su un’area estesa per diverse centinaia di miglia.

In appena 30-60 giorni l’“onda Kelvin”si propaga dal Pacifico occidentale a quello orientale, spingendo un flusso di masse d’acqua molto calde che da Papua Nuova Guinea e dalle isole del Pacifico centrale si muove in direzione delle coste americane occidentali, determinando la nascita del fenomeno di “El Nino”. In sostanza, l’azione dei “Westerly wind bursts”, che nelle ultime settimane si sono attivati fra le coste di Papua Nuova Guinea, le isole Bismark e le Salomone, sta gradualmente trasferendo, verso est, buona parte delle masse d’acqua molto calde (valori fino ai +30°C) che negli ultimi anni si erano accumulate sul Pacifico occidentale, fra il mar delle Filippine, gli atolli della Micronesia e Papua Nuova Guinea. Queste masse d’acqua calde, nei prossimi mesi, continueranno a spingersi in direzione del Pacifico centro-orientale, provocando un brusco riscaldamento superficiale del Pacifico equatoriale centro-orientale. Nel frattempo, la “Madden Julian Oscillation” tende a progredire verso est, rafforzando la sua magnitudo.

La stessa dall’area indonesiana tende lentamente a spostarsi verso Papua Nuova Guinea e le isole di Bismark, con un conseguente slittamento verso levante, sempre più prossimi al Pacifico occidentale, dei massimi di convenzione e piovosità. Nelle ultime 48 ore si è registrato un notevole incremento dell’attività temporalesca tra Papua Nuova Guinea, le isole di Bismark e le Salomone, con lo sviluppo di grosse “Cellule temporalesche” e “Clusters”, alti anche più di 14-15 km, capaci di scaricare forti rovesci e temporali particolarmente intensi. Nei prossimi giorni l’attività convettiva risulterà in decisa crescita nell’area della Melanesia e Polinesia, dove cominceranno a svilupparsi le prime grosse “Cellule temporalesche” a ridosso della linea di cambiamento data (che taglia in due il Pacifico). Segnale tangibile che la “MJO” continua gradualmente ad evolvere sul Pacifico centro-occidentale, spostando il cuore della convenzione ad est dell’area indonesiana, fra Papua, le isole Salomone e gli atolli corallini di Melanesia e Polinesia, pronti a risentirne per un notevole incremento di piovosità, e il rischio più incombente di vedere lo sviluppo di depressioni tropicali e tempeste tropicali più organizzate, pronte ad evolversi lungo l’intero bacino del Pacifico centro-occidentale in futuri tifoni o uragani (a secondo che nascono ad ovest o ad est della linea del cambiamento data).