Occorrono interventi coordinati e urgenti per ripristinare la salute degli oceani del pianeta e garantire benessere e sicurezza alimentare a lungo termine ad una popolazione mondiale in crescita. Questo e’ il messaggio chiave del Vertice internazionale che si chiude oggi a L’Aia, nei Paesi Bassi. Partecipano al Vertice mondiale d’azione per gli oceani (22-25 aprile) Ministri e rappresentanti ad alto livello di governi, dell’industria ittica, delle comunita’ costiere, del mondo scientifico e della societa’ civile con l’intento di attirare l’attenzione globale e investimenti per affrontare le tre grandi minacce che gravano sugli oceani del pianeta e sulla sicurezza alimentare: lo sfruttamento ittico eccessivo, la distruzione dell’habitat e l’inquinamento. “E’ necessaria un’azione urgente e coordinata della comunita’ internazionale per affrontare le minacce che gravano sui nostri oceani – ha detto Sharon Dijksma, ministro dell’Agricoltura dei Paesi Bassi, che ospita il summit -. Devono individuarsi soluzioni innovative a livello locale che riescano a mettere insieme le istanze ecologiche con quelle economiche ed attuarle in altre regioni. Il Vertice di Azione Globale per gli oceani dell’Aia offre l’opportunita’ di fare cambiare la situazione”. In media, il 17 per cento dell’assunzione di proteine animali a livello mondiale proviene dalla pesca e dall’acquacoltura, e la domanda di proteine da pesce e’ destinata a raddoppiare nei prossimi 20 anni, nonostante circa il 28 per cento degli stock mondiali siano gia’ sfruttati in eccesso. Parallelamente il cambiamento climatico minaccia la biodiversita’, gli habitat e la produttivita’ della nostra pesca. “Oceani in buona salute hanno un ruolo centrale da svolgere per risolvere uno dei piu’ grandi problemi del XXI secolo – come nutrire 9 miliardi di persone per il 2050”, ha detto Árni M. Mathiesen , vice direttore generale della FAO per il Dipartimento Pesca e Acquacoltura. Il vertice concentra la propria attenzione sulle cause di fondo che hanno portato alla pesca eccessiva, all’aumento dell’inquinamento marino e alla perdita di habitat critici e sulle soluzioni possibili. Questo significa riuscire a bilanciare la domanda di crescita con la necessita’ di conservazione delle zone marine; affrontare la pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata (IUU) in alto mare e nelle zone economiche esclusive nazionali; e garantire che la crescita del settore privato non vada a scapito dei mezzi di sussistenza delle comunita’ locali. “Esistono soluzioni che conciliano le esigenze ecologiche con quelle economiche”, ha affermato Juergen Voegele, direttore delle Politiche Agricole e dei Servizi Ambientali presso la Banca Mondiale, co-organizzatrice dell’evento. “Abbiamo la possibilita’ di allineare tutti i nostri sforzi e portare soluzioni a livello locale. Con partenariati pubblico-privato e approcci condivisi possiamo ripristinare la salute degli oceani e garantire cibo e occupazione alle comunita’ di tutto il mondo”. Tra gli approcci esaminati saranno evidenziati i partenariati inclusivi che mettano insieme pubblico, privato, comunita’ locali e societa’ civile.
FAO: oceani in salute per nutrire 9 mld di persone


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