E’ allarme poliomielite in Iraq, dove le autorita’ sanitarie hanno avviato una campagna di vaccinazioni nazionale dopo la conferma del primo caso di infezione su un bambino di sei mesi, Moossa Hezam, rimasto paralizzato alla periferia di Baghdad. Era da 14 anni che in Iraq non si registravano casi di poliomielite, malattia che è invece ancora endemica in Aghanistan, Pakistan e Nigeria. Quello della poliomielite è un virus altamente contagioso e incurabile che si trasmette in condizioni sanitarie inadeguate, con acqua contaminata o in situazioni nelle quali la risposta sanitaria è scarsa. In Iraq, tra l’altro, c’è il fattore dei rifugiati provenienti dalla Siria, dove a settembre è stata registrata un’epidemia di poliomielite derivante dall’interruzione delle vaccinazioni di routine per via del conflitto in corso dal marzo 2011. Il ceppo del virus contratto dal bambino iracheno di sei mesi è lo stesso diagnosticato in Siria, dove 27 bambini sono rimasti paralizzati. E poi la situazione della sicurezza, che rende difficile l’accesso ai bimbi da immunizzare. Per Adam Coutts, ricercatore presso la London School of Hygiene and Tropical Medicine, il caso iracheno dice molto ”sulle gravi condizioni di poverta’ e la negligenza statale rispetto a una grande porzione della popolazione, oltre che alla decadenza del servizio sanitario e della salute pubblica negli ultimi 10 anni in Iraq”. “Senza affrontare la questione igiene e nutrizione, eventuali interventi sanitari e programmi di vaccinazione rischiano di fallire o di avere un’efficacia ridotta”, ha detto all’agenzia Irin. Anche per l’Unicef nelle zone caratterizzate da malnutrizione e scarsa igiene la distribuzione di vaccini deve essere accompagnata da attivita’ sanitarie ulteriori. ”Se ora non facciamo un lavoro giusto rischiamo di avere piu’ di 20 o piu’ di 200 casi (di poliomielite, ndr). E allora tutto sara’ molto piu’ difficile”, ha detto il rappresentante dell’Unicef in Iraq Marzio Babille. In alcune zone dell’Iraq, pero’, si registrano le stesse difficolta’ di accesso alla popolazione che degli operatori sanitari riscontrano in Siria. Nella provincia di Anbar, nell’Iraq occidentale e al confine con Deir-er-Zor, dove si è regustrato il primo caso siriano di poliomielite, ragioni di sicurezza legate agli scontri tra esercito e miliziani scoppiate il 27 dicembre rendono infatti la zona inaccessibile agli operatori umanitari. Qui oltre 400mila persone sono sfollate e l’ultima campagna di vaccinazione è stata condotta a marzo, solo sulla meta’ delle persone identificate. Respingendo le accuse di debolezza del sistema sanitario e sottolineando la mancanza di sicurezza, il portavoce del ministero della Salute iracheno, Ziad Tariq, dice che ”questo caso (di poliomielite, ndr) è stato importato dalla Siria. Ora stiamo lavorando sodo per raggiungere tutti i 5 milioni e mezzo di bambini al di sotto dei cinque anni in modo che siano vaccinati”. Ma secondo l’Oms, l’Organizzazione mondiale della sanita’, oggni meno di un quinto dei bambini delle province di Diyala e Dahuk sono stati vaccinati, contro il 70-87 per cento degli immunizzati tra il 2009 e il 2014.
Iraq: allarme polio dopo il caso di Baghdad, vaccinazione a rischio per mancanza di sicurezza


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