Medicina: in 25 anni 30.000 trapianti di cellule da cordone ombelicale

trapiantoIn 25 anni sono stati i 30.000 trapianti di cellule staminali da cordone ombelicale effettuati nel mondo, 2000 dei quali provenivano da conservazione autologa, interventi che hanno consentito di salvare altrettante vite. A fare chiarezza sull’utilizzo di questo prezioso tesoro che va prelevato al momento della nascita e che permette di curare malattie come leucemie e linfomi, e’ il progetto editoriale Nascere a Roma, la prima guida in dvd per futuri genitori e che sara’ distribuita dal 17 giugno in farmacie e punti nascita. Tra tutti i campioni di cellule emopoietiche raccolti, pero’ “solo il 15% e’ adatto al trapianto” ovvero contiene “almeno un miliardo e 200 milioni di cellule”, spiega Michele Vacca, direttore del centro di raccolta cellule staminali dell’ospedale San Camillo di Roma. Solo con questi numeri il campione puo’ essere trasmesso a una delle circa 20 banche di sangue cordonale pubbliche italiane, “dove verra’ messo a confronto con quelli dei possibili riceventi, per verificare la compatibilita'”. In casi di elevato rischi di malattie genetiche, pero’, i genitori possono conservarle presso una banca pubblica anche per “uso dedicato”. Altrimenti, ci si puo’ rivolgere a una struttura privata straniera e a spese proprie. Molte le banche di cui si trovano informazioni su internet, ma “attenzione ai certificati di qualita'”, perche’ “non tutte assicurano che il campione sia trattato in modo da renderne possibile l’utilizzo in caso di trapianto”, spiega Patrizia Franconi, direttrice della Swiss Stem Cell Bank, banca privata svizzera. “Nel mondo – aggiunge – solo 46 sono accreditate”. Donare o conservare per se’? L’Istituto Superiore di Sanita’ non ha dubbi: con la donazione si salvano vite oggi, con la conservazione autologa si mette da parte qualcosa che, almeno in base alle evidenze scientifiche attuali, probabilmente non si utilizzera’ mai. La scienza, pero’, riserva sempre sorprese. “Alcuni studi riguardano la medicina rigenerativa, che va a ricostituire tessuti danneggiati”, spiega Veronica Albertini, responsabile scientifica di SSCB, il che vuol dire che in prospettiva sara’ forse possibile con queste cellule curare malattie come Alzheimer.