La civiltà cretese e la sua incantevole Isola di Creta, dalla quale prende il nome questo antico popolo citato nei libri di storia, ha dovuto fare i conti con l’ira distruttiva dei terremoti e di altrettanti maremoti che hanno raso al suolo quasi tutto. Intorno al 1700 a.C. i maggiori palazzi della civiltà cretese che erano stati costruiti un paio di secoli prima, furono quasi totalmente distrutti da un forte terremoto, ma il fiero popolo cretese, con tenacia, riuscì a ricostruirli più imponenti e grandiosi di prima nel 1650 a. C. un periodo per questo chiamato Neo-palaziale. Per costruire queste immense opere d’arte, note come “palazzi-città” per via delle loro gigantesche dimensioni, i sovrani cretesi impiegarono migliaia di uomini insieme ad abili architetti e agli artigiani dell’epoca.
L’impianto post-terremoto del 1700 a.C. fu molto più grandioso, con strutture sviluppate in larghezza ed in altezza, la creazione di percorsi che costringono il visitatore a continui cambiamenti di direzione, confondendolo (non a caso quando si parla dei palazzi cretesi, si cita la loro “struttura a labirinto” per indicarne la complessità!). L’architettura non è simmetrica, è sperimentale, proprio nel tentativo di creare effetti sorpresa e ciò si evince anche dagli ingressi non assiali, ma quasi tutti laterali. L’archeologo tedesco Heinrich Schliemann, un individuo eclettico, dotato di incredibile talento ed in grado di trasformare un’insignificante sopravvivenza in qualcosa di indelebile nei secoli a venire, partendo dalla lettura dei versi omerici, rinvenuti i esti della città di Troia e il tesoro di Priamo, pronunciò queste parole: “Vorrei terminare l’opera della mia vita con una grande impresa: lo scavo del più antico palazzo preistorico di Creta, quello di Minosse”.
Schliemann era intenzionato ad acquistare il monte Kefala, l’uliveto su cui credeva ci fossero le rovine del leggendario palazzo di Cnosso, simbolo della splendida civiltà minoica, per dare inizio agli scavi ma, non riuscendo a trovare l’accordo economico col legittimo proprietario del terreno, gli scavi iniziarono nel 1878 ad opera di un archeologo locale, Kalokerinos Minos, continuando sotto la direzione dell’archeologo inglese Sir Arthur Evans. Il palazzo di Cnosso, il più grande e spettacolare tra tutti i palazzi minoici, copre un’area di 20 mila metri quadrati ed era sede del potere civile, militare, religioso e di molteplici attività, gestite con grande oculatezza ed efficienza dal signore del luogo e dai suoi funzionari; più una sorta di cittadella che un palazzo, che sbalordiva per la sua sontuosità e vastità, comprendendo oltre 400 stanze collegate da monumentali scalinate. Il palazzo non aveva nulla della fortezza; segno che i suoi proprietari si sentivano sicuri e, oltre ad ospitare re e regine, principi e principesse, accoglieva una folla di artigiani, tintori, carpentieri, orafi, filatrici, tessitrici, magazzinieri, operai, ma in particolar modo pittori che, con i loro splendidi dipinti, decoravano ogni sala. Si trattava quasi sempre di affreschi e i colori venivano stesi sulla parete ancora fresca di intonaco… tecnica che, migliaia di anni dopo, verrà utilizzata da Raffaello e Michelangelo. I pittori cretesi si specializzarono poi nell’affresco a rilievo, con l’immagine modellata con più strati di stucco, sull’ultimo dei quali era steso il colore, dando vita a dipinti unici, che rappresentavano scene religiose, vita di corte o dei campi, paesaggi marini, fiori e animali, con i corpi degli uomini dipinti in rosso, quelli delle donne in bianco e tutte le figure rappresentate di profilo.
Al centro del palazzo si apriva un vasto cortile quadrangolare che, oltre d illuminare le numerose stanze che vi si affacciavano, serviva come luogo d’incontro per lo svolgimento di cerimonie religiose, gare sportive e giochi. Sul lato ovest del cortile, si trovavano alcune stanze dedicate ai culti religiosi e alle cerimonie pubbliche, come la celebre “sala del trono” dominata da un trono di alabastro e con banchi addossati alle pareti, in cui probabilmente sedevano i consiglieri del sovrano. Sempre nel lato occidentale del palazzo vi erano grandi magazzini che contenevano gigantesche giare (pìthoi) alte anche 2 metri, destinate a conservare olio, vino, grano e frutta, cioè le riserve alimentari del palazzo. Il lato orientale era destinato invece agli appartamenti privati disposti a più piani e fiancheggiati da gradinate e terrazze. Il palazzo di Cnosso è legato da doppio filo (nel vero senso della parola) alla celebre leggenda che ha per protagonista Minosse, re di Cnosso, che aveva fatto costruire dall‘architetto Dedalo un palazzo a forma di labirinto, in cui custodiva il Minotauro, un essere mostruoso con la testa di toro ed il corpo umano, al quale ogni anno venivano sacrificati giovani inviati dalla città di Atene.
Per porre fine a questo tributo di vite umane, Teseo, giovane principe ateniese, si mescolò ai giovani e giunse a Cnosso, nnamorandosi di Arianna, figlia di Minosse. La fanciulla aiutò Teseo a uccidere il Minotauro e a uscire dal labirinto, grazie a un filo che il giovane aveva srotolato avanzando man mano nel labirinto. Minosse non fu un re veramente vissuto, ma era il nome onorifico che veniva dato a tutti i sovrani cretesi. La leggenda del Minotauro deriva dall’importanza che avevano i tori nella religione cretese, mentre il labirinto non era altro che il Palazzo di Cnosso con le sue numerosissime. Infine il sacrificio dei giovani ateniesi è una trasposizione mitica della dipendenza economica e politica che, secondo gli antichi storici greci, legava le città greche a Creta. Una reggia meravigliosa e fiabesca, un luogo da non perdere, scrigno prezioso di storia e arte, che conserva affreschi di eleganza pittorica incommensurabile, con profili stile egizio che testimoniano i continui rapporti culturali e commerciali di una civiltà sempre viva nella storia.


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