Pillola abortiva RU486: dopo la prima morte sospetta in Italia, l’opinione pubblica è divisa tra favorevoli e contrari

Nell’ospedale torinese Martini, una donna trentasettenne, già madre di un bambino di sei anni (ora affiancato da una psicologa infantile), è deceduta dopo aver abortito volontariamente tramite la pillola RU486, primo episodio di questo tipo in Italia. Ma cosa è accaduto? Nella mattinata di lunedì 7 aprile la donna, che non aveva dichiarato di soffrire di patologie particolari, si era sottoposta alla prima somministrazione del farmaco, chiedendo di non essere ricoverata per i 3 giorni successivi e, dopo aver firmato le dimissioni volontarie, è tornata a casa per poi ripresentarsi in ospedale mercoledì 9 aprile, per la seconda somministrazione ma, in seguito all’espulsione del feto, la tragedia si è consumata nell’arco di poche ore. Le sue condizioni, infatti, sono drasticamente peggiorate: alle 14:00 un episodio di dispnea, il trasferimento in rianimazione, dove ha avuto una decina di arresti cardiaci e, seppur i tentativi dei medici di salvarla si siano protratti a lungo, la donna è purtroppo spirata alle 22:45.

RU486 1Il ginecologo Silvio Viale, direttore del principale servizio italiano per IVG presso l’Ospedale Sant’Anna di Torino, ritenuto il padre italiano della sperimentazione della pillola abortiva, dispiaciuto per l’accaduto, sostiene che sin da ora si possa escludere un nesso teorico di causalità con il mifepristone (RU486), “regolarmente autorizzato dall’AIFA anche per le IVG chirurgiche del primo trimestre e per le ITG del secondo trimestre, per cui le buone norme di pratica clinica prescriverebbero di utilizzarlo nel 100% delle IVG e, se non è cosi, è solo per motivi politici e organizzativi ” e che quindi “non ci sono i presupposti farmacologici e clinici”. Secondo le sue stime, in Italia sono 40mila le donne che hanno assunto il mifepristone, il principio attivo della RU486, senza che un fatto del genere si sia mai verificato. Flavio Carnino, primario della Ginecologia del Martini, afferma: «Non sappiamo cosa sia successo, ma mi sento di escludere che ci siano stati errori, la signora ha fedelmente eseguito tutte le procedure di protocollo per l’interruzione farmacologica di gravidanza», aggiungendo: “Non ci risulta che ci fossero condizioni patologiche pregresse che potessero indurci a qualche perplessità nell’effettuare l’interruzione farmacologica di gravidanza e posso confermare che da quando la paziente ha manifestato i primi malesseri è stato fatto tutto il posssibile dai ginecologi coadiuvati da anestesisti e cardiologi”. In Italia, l’arrivo della pillola RU486 è datato 1 aprile 2010 e fu consentito assumerla solo dopo un ricovero ospedaliero di 3 giorni, ma diverse regioni italiane hanno permesso di prenderla anche in day hospital; ultima in ordine temporale il Lazio, con una delibera firmata dal governatore Zingaretti che, lo scorso 25 marzo, ha dichiarato possibile abortire con RU486 in day hospital, previo via libera del medico. La donna può andarsene, firmando le dimissioni dalla struttura, assumendosi la responsabilità di eventuali complicazioni. La nostra Costituzione, infatti, vieta il ricovero obbligatorio.

RU486 2Il 19 aprile 1982, il professore Etienne-Emile Baulieu presentò all’Accademia delle scienze i risultati clinici di una nuova sostanza anti-progesterone: il mifepristone, messo a punto due anni prima da un’ equipe di chimici e endocrinologi del laboratorio francese Roussel-Uclaf. Codificata come RU38486, secondo le iniziali del laboratorio dove fu messa a punto e un numero di serie, diventerà poi RU486. Nell’83’, la Roussel-Uclaf firmò un accordo con l’Organizzazione mondiale della sanita’ (Oms) e nell’84’, un accordo dello stesso tipo con Population Council, un’organizzazione non governativa americana. Iniziarono così le prime sperimentazioni cliniche. Il nuovo prodotto dava buoni risultati nell’indurre aborti precoci. Il 23 settembre 1988 la Roussel-Uclaf ottenne l’autorizzazione per la Francia a immettere sul mercato RU486 per le interruzioni volontarie di gravidanza prima del 49esimo giorno di amenorrea. Nell’ottobre 1988, il gruppo Roussel-Uclaf, decise di sospendere fino a nuovo ordine la distribuzione in Francia e all’estero della pillola abortiva. Il vicepresidente del laboratorio francese, Pierre Joly, riferì al Ministro francese alla Sanita’ le pressioni esterne cui la ditta era sottoposta e le reticenze sempre più manifeste dei laboratori tedeschi Hoechst, principali azionisti; ma il Ministero replicò: “Poiche’ in Francia l’aborto é legale, è bene che venga praticato nelle migliori condizioni possibili” , ingiungendo al laboratorio Roussel-Uclaf di riprendere la distribuzione della RU486; autorizzata nel 1991 in Gran Bretagna e un anno dopo in Svezia, mentre, dal 1999, venne ufficialmente commercializzata in Germania, Austria, Belgio, Danimarca, Finlandia, Grecia e Paesi Bassi, Svizzera, Israele, Lussemburgo, Norvegia, Tunisia, Sudafrica, Taiwan, Nuova Zelanda e Federazione russa.

RU 486 3Il farmaco blocca l’azione progestinica sui recettori, inibendo lo sviluppo embrionale e causando il distacco e l’eliminazione della mucosa uterina, con un processo simile a ciò che avviene durante le mestruazioni. Dopo l’accertamento, tramite ecografia, che la gravidanza sia uterina e di epoca inferiore a 49 giorni (7 settimane di gestazione), il medico somministra da una a tre compresse da 200 mg di mifepristone. Due giorni dopo, se non è avvenuta l’espulsione della mucosa e dell’embrione, viene somministrata una prostaglandina, solitamente il misoprostol, che provoca delle contrazioni uterine, inducendo l’espulsione nel giro di pochissime ore. Secondo le linee guida del Consiglio di Sanità, dal momento dell’assunzione della prima pillola in poi , la donna deve restare ricoverata in ospedale per 3 giorni. Questa direttiva, però, non è osservata in tutte le regioni italiane. L’espulsione dell’embrione avviene subito dopo l’assunzione del secondo farmaco, la prostaglandina; di norma, entro le prime 6-12 ore. Una volta avvenuto l’aborto, la donna può tornare a casa. 10-15 giorni dopo l’interruzione di gravidanza, però, dovrà tornare in ospedale per una visita di controllo ecografica, che confermerà l’avvenuto aborto. Nel caso in cui il farmaco non sia stato efficace, si dovrà procedere a un’interruzione di gravidanza con metodo chirurgico.

http://www.dreamstime.com/-image18943555La RU486 non deve essere somministrata in caso di allergie o ipersensibilità della paziente verso il principio attivo o uno qualsiasi degli eccipienti, in presenza di un’insufficienza surrenalica cronica, in caso di asma severa e nel caso di paziente che presenti porfiria ereditaria, una malattia rara del sangue. Non può, inoltre, essere prescritta per l’interruzione di gravidanza se questa non è stata prima confermata, se si sospetta una gravidanza extra-uterina e se sono trascorsi più di 63 giorni dal concepimento (viene comunque usata in Italia entro i 49 giorni). Il principale effetto collaterale è il sanguinamento vaginale, dovuto all’espulsione del feto e allo smantellamento dell’endometrio; come avviene durante il flusso mestruale, che può manifestarsi mediamente per 12 giorni dopo l’assunzione dei farmaci e che, molto spesso, è talmente abbondante che non può essere escluso il rischio di emorragia. Molto comuni sono anche: nausea, vomito, diarrea, crampi uterini; mentre sono di gran lunga meno frequenti cefalea, manifestazioni cutanee come eritema e orticaria e ,ancora più raro, l’angioedema. I medici sostengono che non sono stati riportati casi di disturbi cardiaci gravi, come la fibrillazione ventricolare che ha stroncato la donna torinese; al massimo si presentano tachicardie momentanee e non gravi.

RU486 5Tra le cause di morte associate all’assunzione della RU486, in alcuni Paesi stranieri, troviamo la comparsa di infezioni batteriche letali: quella da Clostridium sordellii, da Clostridium Septicum, da Clostridium Perfringens e da streptococco. Dato che, in passato, il farmaco non era disponibile in forma orale, ma veniva bensì somministrato per via intravaginale, è possibile che, in condizioni di scarsa igiene, in seguito alla terapia potevano insorgere complicazioni di questo tipo; in particolare nel caso di aborti clandestini. I sostenitori della RU-486 fanno in particolar modo leva sul fatto che questo metodo non risulta invasivo per la donna. Infatti non è richiesto nessun intervento chirurgico, nessuna anestesia e non ha gli stessi rischi dell’aspirazione (es. traumi dell’utero, del collo dell’utero, rischio ulteriore di sterilità e di gravidanza extra-uterina); permettendo, quindi, l’interruzione volontaria di gravidanza nei casi in cui l’aborto chirurgico non può essere praticato.

Tra gli svantaggi: gli effetti indesiderati (infezioni, emorragie a volte letali, dolori addominali, nausea e diarrea). Proprio per la questione delle emorragie, il ricovero sarebbe la via migliore per questo pericoloso effetto collaterale. Vi è poi un fattore di tipo economico. Se infatti viene previsto il ricovero ospedaliero, per ragioni mediche o legislative, il costo di questo è maggiore rispetto quello di altri tipi di interventi chirurgici normalmente eseguiti in day hospital. Questa pratica, infatti, richiede per l’intera operazione 2 o 3 giorni, ma la donna ha il diritto di rifiutare il ricovero. Va infine fatta una distinzione tra pillola abortiva e pillola del giorno dopo, essendo essi due farmaci completamente diversi: la prima sostituisce il metodo chirurgico per ottenere l`aborto, il secondo evita l`annidamento dell`embrione e va assunto a poche ore dal rapporto a rischio. Inoltre, la RU486 è un farmaco anti-progestinico, mentre la pillola del giorno dopo è un progestinico a forte dosaggio. Dopo la prima morte sospetta in Italia, si susseguono le prime inevitabili polemiche. Cruciali potrebbero essere i prossimi giorni: lunedì prossimo,infatti, verrà eseguita l’autopsia, ordinata dal sostituto procuratore Gianfranco Colace, sul corpo della povera donna. Nel frattempo, la procura di Torino ha aperto un’inchiesta. I parenti della vittima, al momento, non hanno sporto denuncia.