Rapida ondata di freddo scivola sulla Russia europea: rovesci di neve e forti venti fra il Volga e gli Urali, mentre nell’area del Bajkal si sfiorano i +30°C

Come avevamo previsto la scorsa settimana, una nuova ondata di freddo tardiva primaverile, proveniente dal mar di Barents e dalla Novaja Zemlja, nel corso del weekend appena trascorso si è riversate sopra le pianure della Russia europea, determinando un forte calo delle temperature che è stato accompagnato pure dall’avvento di nevicate e rovesci di neve a carattere sparso, fra la regione del Volga e l’area degli Urali. Nella giornata di sabato 26 Aprile, grazie all’afflusso dell’aria fredda discendente dalle latitudini artiche, la neve è tornata a fare la sua comparsa in diverse città della Russia europea centro-settentrionale, in particolare lungo la regione degli Urali, lasciando dei discreti accumuli sul terreno. Questa veloce ondata di freddo, che ha colpito una buona parte del bassopiano Sarmatico, è stata prodotta dalla persistenza di una estesa e robusta area anticiclonica dinamica, che dalla Scandinavia si è spinta con i propri elementi più settentrionali fino alle coste orientali groenlandesi. Questa ampia struttura anticiclonica, da giorni persistente fra Scandinavia e Repubbliche Baltiche, caratterizzata da elevati valori di geopotenziale in quota, ha costretto il ramo principale del “getto polare” a spingersi sopra i 60° di latitudine nord, fin sul mar di Barents, per poi aggirare a nord l’ostacolo anticiclonico, deflettendo successivamente verso sud-est, al traverso della Russia europea, con un ramo meridianizzato che si è esteso fino al bassopiano Sarmatico e all’area degli Urali.

La presenza di questo ramo discendente del “getto polare”, che dal mare di Barents si è proiettato fino all’entroterra russo, è andata ad alimentare una saccatura artica, che dal mare di Barents è affondata in direzione dei monti Urali, permettendo il conseguente ingresso di masse d’aria molto fredde, per non dire gelide in quota, di diretta estrazione artica, a tutte le quote troposferiche. Queste masse d’aria molto fredde affluendo a tutte le quote si sono incanalate lungo il margine orientale del promontorio anticiclonico da giorni insistente sulla penisola Scandinava, sotto una sostenuta, a tratti pure intensa, ventilazione da NO e N-NO, che dal mare di Barents è dilagata sopra le vaste pianure sarmatiche, determinando un brusco calo termico, oltre che una significativa destabilizzazione atmosferica, esacerbata proprio dall’affondo meridiano del ramo principale del “getto polare”, fino alla regione degli Urali, che ha innescato una intensa avvezione di vorticità positiva sull’intero territorio russo.

All’interno della saccatura, che nella giornata di sabato 26 ha esteso la propria base fino al Kazakistan occidentale, a seguito della sensibile intensificazione della vorticità positiva in quota, si è venuta a scavare una ciclogenesi (per effetto “sottovento” al ramo discendente del “getto polare”), interamente riempita dall’aria molto fredda e pesante, di diretta estrazione artica. Questo vortice ciclonico, colmo di aria molto fredda, per non dire gelida, dopo essersi chiuso all’interno dell’asse di saccatura si andato a collocare a ridosso degli Urali settentrionali, determinando una notevole compressione del “gradiente barico orizzontale” fra il robusto promontorio anticiclonico insistente sulla Scandinavia e la suddetta giovane ciclogenesi. Quest’ultima si è posizionata a ridosso degli Urali, contribuendo ad accelerare la circolazione dei venti dai quadranti settentrionali, che dal mar di Barents si riversavano sopra le pianure della Russia europea, sfondando fino alle alture del Volga e alla steppa dei Chirghisi, nel Kazakistan occidentale, dove l’affondo freddo è sfogato in una impetuosa ventilazione da O-NO e Ovest, con raffiche che hanno superato gli 80 km/h lungo la steppa kazaca centro-occidentale.

Le masse d’aria molto fredde, di origini artiche, scivolando sul bassopiano Sarmatico e l’area degli Urali, tramite la sostenuta ventilazione da NO, sono riuscite a scalfire lo strato di aria più mite che nel frattempo si era depositato nei pressi del suolo. Difatti, l’aria fredda e molto più densa e pesante, proveniente da NO, si è incuneata al di sotto delle masse d’aria più temperate, preesistenti nei bassi strati, scalzando quest’ultime in modo brusco verso l’alto, dando origine a delle turbolenze che hanno dato luogo allo sviluppo di annuvolamenti, a prevalente carattere cumuliforme. Questi annuvolamenti cumuliformi, sviluppandosi nel pieno dell’avvezione fredda attiva a tutte le quote, hanno dato la stura a nevicate e deboli rovesci di neve in diverse località della Russia europea orientale e degli Urali, dove i termometri sono improvvisamente scesi al di sotto della soglia dei +0°C. La neve, seppur temporaneamente,  è tornata ad imbiancare città come Kazan e Simbirsk, dove si sono vericati dei bei rovesci di neve, con temperature di appena -1°C -2°C.

29597_737948679569683_1735159663_nLe città dell’ovest, inclusa la capitale Mosca, come previsto sono rimaste solo ai margini di questa ondata di freddo, grazie all’influenza dell’anticiclone scandinavo che ha fatto traslare il grosso del nocciolo freddo in quota in corrispondenza dei monti Urali. Al contempo più ad est, lungo il bordo orientale della saccatura artica, si è attivata una rimonta di aria calda che dalle steppe del Kazakistan si è mossa verso la regione del Bajkal, dove i termometri hanno varcato la soglia dei +27°C +28°C in diverse località, come se fossimo in piena estate. Anche lungo le rive del Bajkal, il lago più profondo della Terra, i termometri hanno superato la soglia dei +24°C +25°C durante le ore centrali del giorno. Il caldo anticipato insisterà nel sud-est del comparto siberiano anche nei prossimi giorni, con termometri pronti a spingersi fino alla soglia dei primi +29°C +30°C.