Un flusso di pellegrini senza precedenti, tutto il mondo attende trepidante l’evento della Canonizzazione di Papa Giovanni XXIII, passato alla storia come “il Papa buono” e Papa Giovanni Paolo II, che avverrà domattina, 27 aprile 2014, in Piazza San Pietro, in presenza dell’attuale Pontefice, Papa Francesco, e del Papa emerito Benedetto XVI, che concelebrerà il rito. Quattro Papi, dunque, due in spirito, due in carne ed ossa, riuniti insieme, per la Santificazione di Angelo Giuseppe Roncalli e Karol Józef Wojtyla. Di Papa Roncalli, in occasione delle celebrazioni per il Cinquantesimo anniversario della sua scomparsa, Papa Francesco ha detto: “Custodite il suo spirito, imitate la sua santità, approfondite lo studio della sua vita”.
Anche se per i Cardinali che lo elessero al Soglio di Pietro, l’allora Patriarca di Venezia, avrebbe dovuto essere un Papa di transizione, che riceveva l’eredità del suo predecessore fino a che la situazione della Chiesa e del mondo cristiano, in un’incerta epoca di trasformazione, si chiariva; Angelo Giuseppe Roncalli, il “Papa buono”, che sarà per sempre ricordato per essere stato il “Papa del Concilio”, portato a termine dal suo successore, Paolo VI, ha modificato completamente la Chiesa, lasciando un segno indelebile nel Concilio Vaticano II. Nato il 25 novembre 1881 a Sotto il Monte, in provincia di Bergamo, Roncalli è il quartogenito dei 13 figli di una modestissima famiglia di contadini mezzadri (“eravamo poveri ma contenti della nostra condizione…”). Egli, che fece della vocazione sacerdotale la meta e il senso di tutta la sua vita, nel 1953 venne nominato da Pio XII Cardinale e Patriarca di Venezia e nel suo discorso di nomina a Patriarca disse ai Veneziani: ” “Vengo dall’umiltà e fui educato a una povertà contenta e benedetta”.
Decise che tutti i giorni, per tre ore, dalle 10 alle 13, tutti i Veneziani, soprattutto i più poveri, potessero liberamente andarlo a trovare nel suo palazzo, gli piaceva stare tra la gente, trovava spesso il tempo di visitare gli ammalati nei vari ospedali; i detenuti nelle carceri, era amatissimo dal popolo che vedeva in lui un fratello e un padre che accoglieva tutti a braccia aperte. Quando, il 28 ottobre 1958, dopo la morte di Pio XII, venne eletto Sommo Pontefice, scegliendo il nome di suo padre Giovanni, nonché del Patrono del suo paese d’origine e dell’Evangelista della carità, Giovanni XXIII aveva ormai 77 anni ma, dopo soli tre mesi dalla sua elezione, annunciò , a sorpresa, il Concilio Vaticano II con lo scopo di aggiornare la dottrina cristiana, la disciplina e l’organizzazione della Chiesa Cattolica per avvicinarla alla civiltà moderna, auspicando una Chiesa rinnovata per renderla più adatta ad annunciare il Vangelo ai contemporanei, aprendo una nuova fase di dialogo col mondo moderno.
Inoltre, Papa Roncalli è stato il primo Papa ad uscire dal Lazio dopo l’annessione di Roma allo Stato italiano nel 1870, compiendo un pellegrinaggio in treno a Loreto e Assisi, il primo Papa ad eleggere il primo Santo di colore, fra Martin de Porres, ricevendo il 10 maggio 1963 il Premio internazionale Balzan per la pace per la sua intensa attività contro i conflitti e morendo il 3 giugno 1963, dopo una breve malattia. Ma cosa possedeva il “Papa buono” per essere così tanto amato? Una grande umanità, un volto accomodante, ttoalmente in Pace con Dio e con gli uomini, occhi paterni, rasserenanti, un’anima francescana che incarnava nella vita, il predecessore ideale del nostro amatissimo Papa Francesco. Era un Papa senza segreti, che si mostrava così com’era, incurante di quel che, agli occhi di qualche formalista, avrebbe potuto far diminuire la dignità pontificale; coltivava il culto dell’amicizia, aveva l’arte dell’incontro, amava il contatto personale diretto, un cuore diplomatico ed amorevole.
Cosa dire invece di Papa Wojtyla, una presenza ancora palpitante nel cuore di tutti noi? Karol Józef Wojtyla nacque il 18 maggio 1920 a Wadowice, vicino Cracovia. Eletto Papa il 16 ottobre 1978, con il nome di Giovanni Paolo II, è Il 263esimo successore di San Pietro, il primo Papa non italiano dal 1500. Già all’alba del suo discorso inaugurale, pochi minuti dopo le 19 di quel lunedì del 1978, il nuovo Papa non si limitò alla benedizione in latino della folla, ma con un italiano stentato, improvvisò un discorso, esternando la sua paura di non essere in grado di esprimersi in una lingua non sua, chiudendo con una frase destinata a rimanere nella storia: “se sbaglio, mi corriggerete” e da piazza San Pietro, immediata e calda, si levò un’ovazione… fu l’inizio di quel filo che ha sempre legato Giovanni Paolo II alla gente, perché in fondo, egli è il Papa della gente. Divenuto Papa,ha immediatamente stabilito un rapporto speciale con i giovani, scherzando sempre con essi, parlando a braccio, costruendo una nuova immagine di Pontefice romano, lontana da quella ieratica di molti dei suoi predecessori. In una delle sue prime udienze, nella Basilica Vaticana, il 23 novembre 1978, riprese scherzosamente i giovani, dicendo: ”Ma quanto chiasso! Mi date la parola?’‘, per poi proseguire:’‘Quando sento questo chiasso penso sempre a San Pietro che sta qui sotto. Mi chiedo se sarà contento, ma penso proprio di si’…”. Con quasi 27 anni sulla cattedra di Pietro, Giovanni Paolo II probabilmente è stato per la Chiesa Cattolica quello che la Regina Vittoria fu per l’impero britannico, non solo per lunghezza del regno, ma per il rapporto con il suo “regno”, cioè con la Chiesa cattolica.
Tutta la sua vita sembra scritta per essere celebrata: il ventiquattrenne minatore polacco che sopravvive, anche ad un investimento, nella periferia dell’impero nazista, che nonostante la tirannide comunista scala la gerarchia della Chiesa Cattolica fino a diventarne capo supremo, sino ai colpi di pistola di Alì Agca, a quel misterioso attentato in cui si intrecciano trame politiche e profezie. Sembrano abnormi le sue sfide contro il Comunismo e il Capitalismo ma anche l’attività “ordinaria” di pontefice: Wojtyla scrive 14 encicliche e un nuovo Catechismo, nomina più santi di tutti i papi prima di lui messi assieme (482), colleziona centoquattro viaggi apostolici, 146 visite pastorali, con più di un milione di km di aereo. Anche l’agonia e la morte sfociano, senza precedenti, in un immediato e commosso “Santo Subito”. Ora la canonizzazione riporta le lancette a quel 2 aprile del 2005 per scrivere un degno finale: dopo il dramma, la gloria eterna.


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