Andare nello spazio per combattere una problematica ‘terrestre’: vertigini e perdita di orientamento. A spiegare l’importanza del laboratorio scientifico della Stazione Spaziale Internazionale per la comprensione di queste patologie è Francesco Laquaniti, direttore del Centro di Biomedicina Spaziale dell’Universita’ di Tor Vergata: “I ‘meccanismi’ alla base delle vertigini – ha spiegato Laquaniti – e piu’ in generale di una vasta serie di distorsioni o perdita dell’orientamento, sono ancora per molti aspetti sconosciuti. Questo tipo di disturbo puo’ avere conseguenze gravi e si stima che sia la causa di cadute in almeno il 25% delle persone con piu’ di 65 anni”. Per comprendere il problema, la Iss offre un laboratorio speciale: la ‘mancanza’ di gravita’ permette infatti di verificare il diverso contributo dato dai ‘sensori’ biologici dalla componente ‘intelligente’, ossia la capacita’ del cervello di interpretare le informazioni che arrivano confrontandole con l’esperienza. Il 70% degli astronauti nella loro prima missione sperimentano nelle prime ore una patologia nota come ‘mal di Spazio’, analogo ai problemi ‘terrestri’, e si trasformano cosi’ in ‘cavie’. “La causa – ha spiegato Laquaniti – e’ in un conflitto tra gli organi di senso e, quando i dati combinati non sono congruenti, il cervello va in ’tilt’. Nelle prime ore, gli astronauti ‘suppongono’ ancora la presenza di gravita, ossia continuano ad incorporarla nella previsione del movimento degli oggetti. Solo dopo alcune ore il cervello si abitua ed elimina cosi’ l’incongruenza”. Questi studi hanno permesso di individuare l’area del cervello interessata per elaborare l’orientamento e ottenuto grandi progressi usati oggi per la riabilitazione di pazienti con lesioni alla corteccia vestibolare. Gli studi si stanno dimostrando fondamentali anche per la riabilitazione di pazienti con traumi alla colonna spinale.
Salute: andare nello spazio per combattere vertigini e disorientamento


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