Sono circa 600 mila gli italiani con problemi di balbuzie. “Si va da disturbi lievi a forme importanti, con molte sfaccettature. E non e’ un caso che, a fronte di un problema cosi’ diffuso, siano proliferati, spesso su internet, corsi in cui ‘maghi e stregoni’ promettono di risolvere il problema in 15 giorni, magari in cambio di migliaia di euro. Bisogna essere chiari: la balbuzie si governa, si gestisce e si arriva a correggere anche con notevoli miglioramenti. Ma i risultati dipendono dalla gravita’ del problema e da fiducia, motivazione ed empatia con l’operatore: occhio alle false promesse”. Parola di Tiziana Rossetto, presidente della Federazione italiana logopedisti, che spiega all’Adnkronos Salute: “oggi si sfruttano molto le nuove tecnologie, come i tablet, per filmare e studiare simulazioni e ‘allenamenti’. Ma anche i corsi di teatro e le tecniche dell’attore”. Quando iniziano le difficolta’ con le parole? “Esitazioni e interruzioni sono fisiologiche nei bimbi fino a 2 anni e mezzo-3, poi il problema scompare nel 90% dei casi, naturalmente. Ma in altri questo non accade. Occorre una valutazione che escluda origini neurologiche o psicologiche”, come un problema di ansia da prestazione nei piccoli. “A quel punto – dice Rossetto – riconosciamo il disturbo, che oggi viene trattato spesso in eta’ prescolare. La balbuzie si manifesta con ripetizioni di suoni o di sillabe, all’inizio di una parola o di una frase, con prolungamenti di vocali e blocchi, pause che impediscono la continuita’ dell’eloquio fino a far perdere il filo del discorso a chi ascolta. E questo puo’ essere un problema: la balbuzie mette ansia nell’interlocutore, anche e soprattutto se si tratta di mamma e papa’. Ma chi balbetta puo’ ‘impantanarsi’ anche in mezzo a una frase, inserire parole solo per riempire dei vuoti”. La balbuzie modifica anche la postura, di chi parla e di chi ascolta. C’e’ la tendenza a sfuggire con lo sguardo, a usare gesti ripetuti, a contrarre la mandibola, la testa, il collo, con movimenti che somigliano ai tic. La buona notizia e’ che il problema si corregge, e che i primi alleati sono proprio i genitori. “Ci sono errori da non fare mai con un piccolo che balbetta, ma anche con un adulto – raccomanda Rossetto – E’ importante che mamma e papa’, ma anche gli insegnanti, siano dei facilitatori: in grado di ascoltare quello che viene detto e non come viene detto, di prevenire comportamenti che possano ‘fissare’ la disfluenza o le esitazioni. Comportamenti che fanno venir paura di parlare e portano i pazienti a tacere o isolarsi”. Ma in pratica quali sono le cose da non fare mai? “Ebbene: per prima cosa mai dire al bambino o al ragazzo ‘parla bene’, o ‘parla con calma’. Questo lo agitera’. Inoltre mai finire le sue frasi, o distogliere lo sguardo dal suo mentre cerca di finire una frase. E’ un segno di impazienza e imbarazzo, che viene ‘decodificato’ e moltiplica il disagio”. “Capisco che per un genitore puo’ essere difficile, ma deve imparare a separare le sue ansie da quelle del bambino. Occorre pazienza e accoglienza. Poi, come mostra il bel film ‘Il discorso del Re’, la chiave sta nella motivazione e nell’empatia. Sto lavorando con un adolescente che si sta ‘allenando’ perche’ con tutte le sue forze vuole lavorare alla reception di un albergo. Una sfida per lui, perche’ ha un problema importante, ma e’ ben deciso a controllarlo”, conclude.
Salute: balbuzie per 600mila italiani, gestirla con motivazione ed empatia


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