Qual e’ stato allora, nel corso dei millenni, il ruolo dei microorganismi simbionti che popolano il nostro intestino? I risultati dello studio – da poco pubblicato sulla rivista ”Nature Communications” – sono estremamente interessanti e per certi versi sorprendenti. Per cominciare, si e’ osservato che il microbiota degli Hadza e’ perfettamente adatto e adattato a metabolizzare le fibre indigeribili che caratterizzano la loro dieta, contribuendo a ricavare piu’ energia dagli alimenti fibrosi caratteristici della loro dieta abituale. Inoltre, Il microbiota degli Hadza e’ arricchito di microorganismi comunemente considerati batteri opportunisti patogeni, mentre e’ povero di batteri ritenuti benefici per la salute dell’ospite. Il fatto, pero’, che gli Hadza non siano soggetti a malattie infiammatorie croniche ha portato gli studiosi a una ridefinizione dei concetti di “sano” e “malato” del microbiota intestinale: sono distinzioni non assolute, ma dipendenti dal contesto. C’e’ poi una scoperta sorprendente, mai verificata prima in nessun’altra popolazione: gli uomini e le donne della tribu’ Hadza differiscono in maniera significativa per tipo e quantita’ del microbiota intestinale. Una diversita’ legata al sesso che riflette le divisioni del lavoro all’interno della comunita’ e, sempre secondo lo studio, sembra avere implicazioni per la fertilita’ delle donne. Ma l’aspetto forse piu’ rilevante della ricerca e’ che rispetto alla popolazione occidentale, gli Hadza possiedono un ecosistema microbico intestinale con molte piu’ specie batteriche. Una ricca popolazione di batteri e microorganismi che potrebbe corrispondere ad una configurazione ancestrale del microbiota umano, pensata per avere maggiore capacita’ adattativa. Un dato quest’ultimo che si dimostra estremamente importante. La diversita’ genetica del microbiota intestinale, infatti, e’ un fattore fondamentale per la nostra salute. Occorre allora – suggeriscono gli studiosi – contrastare il progressivo impoverimento della diversita’ biologica del nostro ecosistema microbico intestinale, facendo attenzione ad abitudini come quella dell’estrema igienizzazione o a diete con alto contenuto di zuccheri e grassi.


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