Qualcosa di molto grosso sta cominciando a muoversi sopra l’oceano Pacifico. Negli ultimi mesi, sull’oceano più vasto della Terra, si sono verificati importanti cambiamenti che stanno mettendo le basi per lo sviluppo di un probabile “El Nino” moderato/forte entro la prossima estate. Proprio in questi giorni le acque superficiali del Pacifico centro-occidentale stanno subendo un notevole riscaldamento, fino alla linea del cambiamento data, che si ripercuote fino ai 100-150 metri di profondità. Questo notevole riscaldamento delle acque superficiali del Pacifico centro-occidentale, fino all’area dei Kiribati, è riconducibile al cosiddetto “downwelling”, associato all’”onda di Kelvin” che in queste settimane sta attraverso l’intero oceano, per spingersi in direzione delle coste dell’America occidentale. Le “onde di Kelvin” di solito sono il segnale precursore della nascita di “El Nino”. Come sostenuto da studi molto recenti la “Madden-Julian oscillazione”, in sigla detta pure “MJO” (pattern climatico di variabilità atmosferica della fascia equatoriale che consiste nel lento movimento di un nucleo di precipitazioni molto intense, con forte attività convettiva organizzata, che si spostano da Ovest ad est), in azione sull’oceano Indiano, può innescare una “onda Kelvin” che si propaga verso est, seguendo un ciclo di oltre 30-60 giorni, con la liberazione di una intensa quantità di calore latente sprigionato dall‘intensa attività convettiva legata proprio alla “MJO“.
Il campo di pressione medio-basso presente sull’oceano Indiano meridionale, li dove agisce la “MJO”, si propaga gradualmente verso est, in direzione del Pacifico settentrionale, producendo una sostenuta ventilazione dai quadranti occidentali che inibisce il flusso regolare dei venti Alisei nella fascia tropicale dell‘oceano Pacifico. Questi venti occidentali sono in grado di trasferire dal Pacifico occidentale al Pacifico orientale un’“onda di Kelvin“, che in questo caso va identificata come una grande striscia di acque molto calde, che scorrono ad una profondità di circa 150 metri, lungo una direttrice ovest est. Questa onda può essere osservata in superficie da un leggero aumento in altezza della superficie del mare, di circa 8 cm, e un sensibile aumento delle temperature delle acque superficiali su un’area estesa per centinaia di miglia. Nella situazione attuale l’”onda di Kelvin”, nella fase di “downwelling”, sta determinando un considerevole aumento del “termoclino” lungo tutto il Pacifico centro-occidentale, dove si riscontra un considerevole riscaldamento delle acque superficiali, fino ai 150 metri di profondità, con valori davvero eccezionali, che hanno raggiunto valori di +24°C +25°C. Questa massa di acque caldissime, fino ai 150 metri di profondità, seguendo l’andamento dell’”onda di Kelvin”, sta lentamente spostandosi oltre la linea del cambiamento data, nel cuore del Pacifico equatoriale centrale, fino al tratto di oceano ad est dei Kiribati e delle Line Islands, determinando un significativo incremento dell’attività convettiva su tutto il Pacifico centro-occidentale.
Nei prossimi giorni l’attività convettiva risulterà in decisa crescita nell’area della Melanesia e Polinesia, dove cominceranno a svilupparsi i primi grossi “Clusters temporaleschi” a ridosso della linea di cambiamento data (che taglia in due il Pacifico). Segnale tangibile che la “MJO” continua gradualmente ad evolvere sul Pacifico centro-occidentale, spostando il cuore della convenzione ad est dell’area indonesiana, fra Papua, le isole Salomone e gli atolli corallini di Melanesia e Polinesia, pronti a risentirne per un notevole incremento di piovosità, e il rischio più incombente di vedere lo sviluppo di depressioni tropicali e tempeste tropicali più organizzate, pronte ad evolversi lungo l’intero bacino del Pacifico centro-occidentale in futuri tifoni o uragani (a secondo che nascono ad ovest o ad est della linea del cambiamento data). L’enorme striscia di acque caldissime, dilagando sopra la superficie del Pacifico equatoriale, nel corso dei prossimi giorni e delle prossime settimane tenderà a contrastare con le acque superficiali più fredde, ancora preesistenti sul Pacifico orientale, dove tuttora resistono anomalie termiche negative, specie nel tratto di oceano antistante le coste dell’Ecuador e del Peru. La presenza di acque superficiali ancora fredde, sul Pacifico orientale, è imputabile al fenomeno dell’”Upwelling” prodotto dall’Aliseo di SE che soffia costantemente sul Pacifico sud-orientale, a largo delle coste peruviane ed ecuadoregne, dove troviamo attiva una moderata ventilazione da S-SE, che dal golfo di Arica risale l’intera costa peruviana, bordandola fino alla città di Talara.
L’azione costante dell’Aliseo di SE a ridosso delle coste peruviane, sospingendo verso il largo enormi quantità d’acqua tende a richiamare le acque di profondità nel tratto sottocosta, originando un lieve raffreddamento delle acque superficiali in questo tratto di oceano. Questo incredibile rimescolamento delle acque rende questo tratto di oceano ricco di una enorme varietà di specie marine. Tale processo si arresta solamente durante lo sviluppo del fenomeno di “El Nino”, quando gli Alisei di SE si indeboliscono notevolmente, favorendo una conseguente proliferazione della calda “contro corrente equatoriale” verso Panama, la costa colombiana ed ecuadoriana, dove si origina un anomalo riscaldamento delle acque oceaniche, solitamente molto fredde malgrado la latitudine, che agevola un notevole incremento della nuvolosità e dell’attività convettiva con un conseguente indebolimento del ramo settentrionale della fredda “corrente di Humboldt”.


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