Stato di allerta per il vulcano Mayon (Filippine)

Nelle ultime ore varie scosse sismiche stanno mettendo in apprensione la popolazione che vive nei pressi del vulcano Mayon. Le osservazioni visive condotte nella notte non hanno potuto rilevare alcun bagliore a causa delle dense nubi che coprivano il vertice della montagna. Ulteriori osservazioni dicono che i risultati geodetici sulla deformazione del suolo indicano variazioni deflazionistiche e un ritorno ai valori medi. Tuttavia, i dati di inclinazione mostrano che l’edificio complsso è ancora gonfio rispetto allo scorso Gennaio 2012. Lo stato di allerta rimane pertanto di livello 1, ossia di condizione anomala. Anche se tale situazione non comporta necessariamente un’eruzione magmatica imminente, le autorità locali consigliano vivamente di mantenersi in un raggio di almeno 6 chilometri dalla zona di pericolo. Nei pressi del vulcano, infatti, potrebbero manifestarsi frataal-and other-Philippine-volcanoes-USGSne, smottamenti, valanghe, improvvisi sbuffi di cenere o eruzioni freatiche dalla vetta. In caso di condizioni meteorologiche avverse, è necessario prestare attenzione alla caduta i Lahar dai suoi ripidi versanti. Le misurazioni sul campo hanno evidenziato un aumento della temperatura dell’acqua contenuta nel lago sommitale (da 30.4°C a 31.0°C), una diminuzione del livello idrometrico (da 0,51 metri a 0,45 metri) e una diminuzione del PH (da 2,90 a 2,64). L’anidride carbonica riscontrata al Main Crater Lake è aumentata a 675 tonnellate al giorno rispetto alle 500 tonnellate giornaliere registrate lo scorso mese di Gennaio. Il Mayon, conosciuto anche come Monte Mayon, è uno stratovulcano attivo che si trova nella Provincia di Albay, nella Regione di Bicol, sull’isola di Luzon, nelle Filippine. Noto come il cono “perfetto” a causa della sua forma conica quasi perfetta, il Mayon costituisce il confine settentrionale con la città di Legazpi. Sorge a 2462 metri sopra il golfo omonimo ed è il vulcano più attivo delle Filippine. Le eruzioni avvengono prevalentemente dal condotto centrale e in passato hanno prodotto colate di lava a grande distanza. I flussi piroclastici e le colate di fango hanno spesso evastato le aree di pianura più popolate. L’eruzione più violenta che si ricordi è quella del 1814, quando persero la vita oltre 1200 persone.  Il vulcano eruttò una quantità incredibile di cenere vulcanica e tefrite. Questa quantità bastò a ricoprire interamente la città di Daraga – solo il campanile della chiesa cittadina non fu sommerso. Gli alberi furono bruciati e i fiumi inquinati gravemente. Le aree nelle vicinanze furono anche loro sommerse dall’eruzione di cenere, che in alcune zone arrivò a 9 metri di profondità.