“Quando ho sentito l’allarme ho approfittato della confusione e sono scappata. Avevo paura per il terremoto e volevo controllare che mio figlio stesse bene. Qualche ora dopo sono rientrata in carcere”: e’ il racconto di Veronica Alvarez, una delle recluse fuggite dal penitenziario di Iquique durante la forte scossa di martedi’ notte in Cile. “Sono scappata in pigiama, avevo molta paura soprattutto per mio figlio, ho iniziato a correre e mi sono tranquillizzata solo quando ho visto che lui stava bene”, ha sottolineato Veronica al quotidiano La Tercera. Alla domanda su come sia scappata, insieme a circa altre 300 detenute, Veronica risponde che tutto il gruppo e’ fuggito “dall’ingresso principale del penitenziario. Le porte del carcere erano aperte”, afferma commentando la decisione presa dai responsabili del carcere di lasciare appunto libere tutte le uscite subito dopo il terremoto e di fronte al rischio di uno tsunami. “Sono tornata perche’ sto scontando una pena nella quale ho avuto dei benefici per uscire. Tanto, se fossi rimasta libera prima o poi mi riprendevano…”, precisa Veronica, in cella dal nel 2010 perche’ riconosciuta colpevole di traffico di droga e possesso di armi. Gran parte delle altre recluse del carcere femminili di Iquique hanno preso la stessa decisione di Veronica: “sono corse via dal carcere per riabbracciare i familiari. Poi sono rientrate”, commenta La Tercera.
Terremoto in Cile: detenuta evade, si accerta che il figlio stia bene e torna in cella


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