Vent’anni di controlli ambientali, al via a Roma il XII Convegno del Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente

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Almeno 400 persone hanno assistito oggi a Roma, presso la Biblioteca Nazionale, all’inaugurazione della XII Conferenza del Sistema nazionale per la Protezione dell’Ambiente, costituito dalle Agenzie regionali e provinciali di protezione ambientale (le ARPA e APPA), e dall’ISPRA. Si tratta di enti dislocati sul territorio che controllano il rispetto delle norme ambientali, monitorano i componenti ambientali come l’acqua, l’aria, il suolo, controllano fonti e fattori di inquinamento. Si tratta di un Sistema nel quale lavorano oltre 11.000 operatori, e che compie un’intensa attività di controllo e monitoraggio: oltre 600.000 campioni analizzati ogni anno, quasi 100.000 operazioni tra ispezioni e sopralluoghi, 73.600 istruttorie e pareri. Questi sono solo alcuni dei numeri relativi a questa grande rete, che vede oltre 200 sedi diffuse sul territorio e che dal 2005 ad oggi ha visto aumentare la sua attività. Una rete che proprio quest’anno compie 20 anni.

Durante la mattinata (video dell’evento disponibile cliccando qui) sono intervenute diverse autorità, fra cui il Ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti. In apertura vi è stato l’intervento di Antonio Tajani, vicepresidente della Commissione Europea, che ha sottolineato la centralità dell’ambiente nelle politiche europee.

A seguire è intervenuto il Ministro dell’Ambiente Galletti, che ha sottolineato l’importanza dell’ISPRA e delle Agenzie Regionali ARPA, ancor di più in un momento storico in cui i temi dell’ambiente e della salute entrano spesso in conflitto con realtà socio-economiche locali.

Il Ministro è poi passato all’esposizione degli obiettivi in campo ambientale del governo Renzi, insediatosi da poco più di un mese. Ha parlato di razionalizzazione, sottolineando che questa parola non deve essere intesa come sinonimo di tagli o riduzione di importanza degli enti di protezione ambientale. Secondo Galletti l’obiettivo dev’essere l’omogenizzazione del sistema di enti, troppo frammentati e deboli, per potenziarli e renderli più efficienti, con un livello di coordinamento molto maggiore. Il Ministro ha concluso affermando che il governo Renzi si batterà perché l’ambiente non venga più considerato un tema emergenziale ma diventi la chiave di volta per creare sviluppo ed occupazione. Per fare ciò serviranno risorse finanziarie e maggiore chiarezza sulle competenze. Proprio per questo, ha sottolineato Galletti, la riforma del titolo V della Costituzione punterà proprio a chiarire le responsabilità nei diversi campi, anche ambientali, per evitare confusioni e tempi lunghi.

Dopo il Ministro è intervenuta l’Assessora all’Ambiente del Comune di Roma Estella Marino, che ha sottolineato l’importanza delle ARPA nel monitoraggio ambientale, ad esempio riguardo al tema della qualità dell’aria. Sono infatti le ARPA regionali che forniscono i dati sulla concentrazione di polveri sottili nell’aria, che se superano un certo limite obbligano i sindaci a ordinare il blocco del traffico. La Marino ha sottolineato l’importanza delle ARPA anche nelle azioni di monitoraggio e nella prevenzione (ad esempio in riferimento al dissesto idrogeologico, tema caldo dopo i recenti fenomeni alluvionali) ed ha auspicato una maggior collaborazione fra ARPA Lazio e Comune nella gestione delle tematiche ambientali.

A seguire c’è stato l’intervento di Bernardo De Bernardinis, proprio oggi riconfermato per altri 3 anni a guida dell’ISPRA. De Bernardinis ha sottolineato con forza l’importanza dell’indipendenza degli enti di protezione dell’ambiente dal punto di vista economico. Secondo il Presidente dell’ISPRA l’attività di controllo del rispetto delle leggi ambientali e la protezione dell’ambiente e della salute non può essere svolta in maniera ottimale se non viene dato al Sistema un grado di indipendenza e un riconoscimento maggiore. Un riconoscimento sostanziale e formale da parte del Governo e del Parlamento, che solo una legge può dare. Questo intervento è stato il più applaudito, da una platea formata in buona parte da dipendenti del settore, che evidentemente sentono lo scarso riconoscimento e lo scarso coordinamento a livello nazionale della loro attività.

A parlare di un necessario potenziamento delle ARPA e dell’ISPRA è stato anche il Presidente della Commissione Ambiente alla Camera Ermete Realacci, il quale ha affermato che che in certe zone d’Italia le agenzie di protezione dell’ambiente sono troppo deboli. Realacci si è poi soffermato sulle carenze e sugli errori che sono stati fatti in questi anni in tema di legislazione ambientale, con norme che sono state scritte senza “guardare negli occhi il paese”, difficilmente comprensibili e talvolta addirittura odiose nei confronti dei cittadini, come quella del reato di abbruciamento che sta dando difficoltà ai lavoratori del settore agricolo in tutta Italia.

Realacci ha toccato anche un tema scottante come quello dell’imparzialità: le agenzie di protezione dell’ambiente devono garantire una affidabilità massima delle loro relazioni, ma non sempre in passato questa imparzialità è stata rispettata, anche a causa della debolezza istituzionale e finanziaria.

Anche un altro relatore, il direttore Generale dell’ARPA Puglia Giorgio Assennato, ha messo in risalto alcune criticità e punti deboli del Sistema, pur sottolineando comunque il grande lavoro fatto nei 20 anni trascorsi. Secondo Assennato il sistema è performante, con livelli di qualità ottima, ma allo stesso tempo in sofferenza a causa di poca disponibilità finanziaria. Inoltre ha sottolineato una forte asimmetria nella qualità delle agenzie regionali, dalla quale emerge purtroppo una penalizzazione del Sud, con meno agenzie e con minor qualità (almeno in termini generali) anche perché nel meridione le ARPA sono state istituite con anni di ritardo rispetto a quelle del settentrione. Sempre secondo Assennato, le asimmetrie del Sistema di protezione Ambientale sono state recentemente sottolineate anche dall’OCSE, che nel Rapporto Italia 2011 denunciava la frammentazione del reporting ambientale da parte delle varie agenzie. Insomma, le necessità emerse anche dall’intervento di Assennato sono quella di un rafforzamento del Sistema e di un maggior coordinamento fra le sedi locali.

Nota dolente anche quella occupazionale, con molti contratti precari ancora presenti, specie al Sud, e con una carenza di risorse umane. Un paradosso, quando al di fuori delle ARPA c’è un esercito di neo-laureati in discipline tecnico-scientifiche che potrebbero essere impiegati fin da subito. Le agenzie regionali assumono pochissimo (e con contratti precari), o per nulla, lasciando fuori moltissimo personale potenzialmente capace e preparato, l’esercito di neo e anche di “vecchi” laureati nelle materie tecnico-scientifiche che affollano le file dei disoccupati italiani o dell’iper precariato che caratterizza ormai il mercato lavorativo. Di loro però, al convegno non ha parlato nessuno.