E’ la maledizione dell’inizio mandato: il terremoto che ha colpito ieri sera il Cile, tre settimane dopo l’inaugurazione della presidenza della socialista Michelle Bachelet, ha risvegliato nella popolazione il ricordo del sisma del 27 febbraio 2010, registratosi 12 giorni prima che la stessa Bachelet consegnasse il potere al conservatore Sebastian Pinera. Il terremoto del 2010, con epicentro al largo della regione centrale di Maule e di magnitudo 8.8, e’ stato il sesto sisma piu’ importante mai registrato da un sismografo, con una potenza cosi’ intensa che ha spostato l’asse si rotazione terrestre e ha lasciato un bilancio di 452 morti, 52 dispersi e circa 2 milioni di evacuati. La catastrofe ebbe un forte impatto nell’opinione pubblica cilena, con risvolti anche politici: la presidente Bachelet fu criticata per aver presuntamente tardato troppo nel lanciare la prima allerta tsunami e aver dichiarato che il paese non avrebbe richiesto assistenza esterna.
E le polemiche sul suo disimpegno durante il terremoto sono riemerse anche durante la recente campagna elettorale. E’ anche vero, pero’, che l’impressione che ha lasciato il sisma del 2010 sembra aver avuto un’influenza positiva sulla cittadinanza cilena: nelle prime ore successive al terremoto di ieri sera la stampa ha sottolineato come la popolazione abbia reagito all’allerta tsunami e i successivi ordini di evacuazione in modo ordinato e senza che si siano registrate scene di panico.


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