Di fronte all’emergere di diverse teorie nei commenti internazionali sulla scomparsa, oltre due mesi fa, dell’aereo Malaysia Airlines con 239 persone a bordo, il coordinatore delle operazioni di ricerca, l’ex comandante delle forze armate australiane Angus Houston, ha ordinato “un ampio e robusto” riesame di tutti i dati sul tragico volo MH370. Ha tuttavia osservato che l’attenta analisi delle informazioni finora raccolte e di un’ampia gamma di opinioni di specialisti internazionali lo ha convinto che l’aereo sia precipitato nell’Oceano Indiano, al largo dell’Australia occidentale. E’ stato suggerito che l’interpretazione dei dati potrebbe essere errata e che non possa dimostrare che il volo da Kuala Lumpur a Pechino si fosse invece diretto a sud, e che quindi l’aereo potrebbe ugualmente aver volato a nord dell’Equatore. La decisione di cercare nell’Oceano Indiano si e’ basata sull’esame di due fragili insiemi di dati: l’analisi da parte di scienziati del colosso delle comunicazioni Inmarsat di sette deboli segnali raccolti da uno dei suoi satelliti, e i ‘ping’ uditi in profondita’ e interpretati come segnali dalla scatola nera. “I dati e la tecnica usati da Inmarsat sono stati riesaminati indipendentemente da diverse altre organizzazioni in Usa e in Gran Bretagna, oltre che dall’Organizzazione di Scienza e Tecnologia della Difesa australiana” ha detto Houston. Continuano intanto le ricerche del sottomarino telecomandato Bluefin-21 della Marina Usa sul fondo dell’oceano, con il supporto di navi australiane e cinesi.
Aereo malese disperso: ordinato il riesame di tutti i dati


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